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Putin per il Giorno della Vittoria teme il colpo di Stato (e prende contromisure). Zelensky annuncia un cessate il fuoco tra il 5 e 6 maggio

04 Maggio 2026 - 22:16 Stefania Carboni
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Il leader del Cremlino fa una parata ridotta in vista dell'8 e 9 maggio, su cui, per quei due giorni, ha deciso di interrompere i raid

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncia su X «un regime di cessate il fuoco a partire dalle 00:00 della notte tra il 5 e il 6 maggio». «A oggi non c’è stata alcuna richiesta ufficiale rivolta all’Ucraina riguardo alla modalità di cessazione delle ostilità, di cui si parla nei social media russi», ha scritto in riferimento alla tregua annunciata dalla Russia in occasione del Giorno della Vittoria, l’8 e 9 maggio. «Riteniamo che la vita umana sia un valore incomparabilmente più grande della ‘celebrazione’ di qualsiasi anniversario. Nel tempo rimanente fino a quel momento, è realistico garantire che una tregua entri in vigore. Agiremo in modo reciproco a partire da quel momento», ha dichiarato.

L’annuncio russo per il Giorno della Vittoria

Mosca aveva annunciato nelle ore precedenti un cessate il fuoco per i prossimi 8 e 9 maggio in occasione del Giorno della vittoria, festività in cui in Russia si celebra la vittoria sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Nell’annuncio il ministero della Difesa russo precisa che la decisione è stata del presidente Vladimir Putin. «In conformità con la decisione del Comandante supremo delle Forze Armate della Federazione Russa, V.V. Putin, è stato dichiarato un cessate il fuoco per i giorni 8 e 9 maggio 2026, in occasione della celebrazione della vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica», ha riferito il ministero, come riportano le agenzie di stampa russe. «Ci auguriamo che la parte ucraina segua questo esempio», ha aggiunto il ministero russo della Difesa. In realtà Kiev ha aggiunto qualche giorno in più.

L’incubo di Putin: teme il colpo di Stato. Controlli su cuochi e parata smorzata

Secondo rapporti d’intelligence europei citati da Financial Times e CNN, la Russia avrebbe rafforzato in modo significativo le misure di sicurezza attorno al presidente Vladimir Putin. Alla base ci sarebbero timori crescenti di un possibile attentato o di un colpo di Stato. Le stesse fonti descrivono Putin come sempre più isolato e concentrato sulla guerra, trascorrendo lunghi periodi in bunker sotterranei e seguendo da vicino anche aspetti operativi del conflitto. A partire da marzo, riferisce il quotidiano britannico, le preoccupazioni del Cremlino per eventuali attacchi – in particolare tramite droni – sono aumentate bruscamente. Di conseguenza, i servizi incaricati della sicurezza dei vertici dello Stato hanno irrigidito i protocolli: chiunque entri in contatto diretto con il presidente è sottoposto a controlli molto più stringenti. Anche il personale più ordinario, come i cuochi, deve rispettare restrizioni severe, tra cui il divieto di utilizzare mezzi pubblici o dispositivi connessi a internet. Inoltre, nelle abitazioni dei collaboratori più stretti sarebbero stati installati sistemi di sorveglianza. Né Putin né i suoi familiari si recherebbero più nelle residenze nella regione di Mosca o a Valdai. Misure queste che si ripercuotono anche sulle comunicazioni: in alcune aree della capitale russa sono previste interruzioni temporanee dei servizi telefonici, come segnalato dagli operatori.

I “nemici di Putin”

Tra le figure dell’élite russa considerate potenzialmente problematiche per il presidente ci sarebbe Sergei Shoigu, ex ministro della Difesa e attuale segretario del Consiglio di Sicurezza, ritenuto ancora influente negli ambienti militari. Secondo i report, proprio questa influenza lo renderebbe una possibile fonte di rischio in caso di tentativi di destabilizzazione interna. Infine, il documento citato da CNN e Financial Times evidenzia che l’arresto del 5 marzo di Ruslan Tsalikov, ex vice di Shoigu, rappresenterebbe una rottura degli equilibri non scritti tra le élite, indebolendo ulteriormente la posizione dell’ex ministro e aumentando la possibilità che possa a sua volta finire sotto indagine.

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