Coronavirus, più di 20 milioni di americani hanno perso il lavoro in aprile. Mai così nella storia degli Stati Uniti

Colpiti tutti i settori produttivi e del terziario. E secondo gli economisti la cifra è sottostimata

La disoccupazione negli Stati Uniti è esplosa, salendo al 14,7 ad aprile. Un numero che tocca il livello più alto dalla Grande Depressione (e quindi di fatto il più alto mai registrato nella storia americana): la maggior parte delle aziende ha chiuso o ridotto drasticamente il personale per cercare di sopravvivere all’improvviso lockdown e al drastico calo di domanda, seguito all’emergenza Coronavirus.


A perdere il lavoro in aprile sono stati 20 milioni di persone, ha spiegato il Dipartimento del Lavoro: sono stati di fatto cancellati dieci anni di guadagni, in termini di posti di lavoro, in un solo mese. Siamo già a perdite doppie rispetto a quelle registrate nel biennio 2007-2009, quello che fino a poco  fa sembrava il periodo peggiore registrato nella storia recente, come scrive il Washington Post nell’edizione on line di oggi 8 maggio.

La scelta di The Donald

Il lockdown, deciso in parte dal presidente Trump in parte dai governatori dei singoli stati, ha portato le imprese a licenziare milioni di lavoratori ad una velocità mai registrata. Secondo gli analisti  ci vorranno anni per tornare al tasso di disoccupazione del 3.5% registrato a febbraio. Già ora milioni di americani si rivolgono alle banche alimentari per vivere e chiedono sussidi per pagare le bollette. Altrettanti sono rimasti senza assicurazione sanitaria. I licenziamenti, inizialmente avvenuti nel settore della ristorazione e del turismo, ora riguardano tutta l’economia americana.

Secondo Lindsey Piegza, capo economista di Stifel, “avremo un tasso di disoccupazione fino al 2021 di quasi il 10%”. Oltre 20 milioni di persone hanno perso il lavoro in aprile, ha fatto sapere oggi, venerdì 8 maggio, il Dipartimento del Lavoro. E’ stato così cancellato in un solo mese un decennio di guadagni di posti di lavoro. Le perdite sconcertanti sono all’incirca il doppio di quelle subite dagli Stati Uniti durante la crisi del 2007-09, che è stata descritta come la situazione economica più difficile che la maggior parte dei cittadini americani abbia mai affrontato. Ora questa è stata rapidamente attenuata dalle ricadute della pandemia globale.

Il presidente Trump e numerosi leader statali e locali hanno deciso di congelare l’economia nel tentativo di ridurre al minimo l’esposizione al virus. Ma questo ha portato le imprese a licenziare improvvisamente milioni di lavoratori a una velocità mai vista prima. Gli analisti avvertono che potrebbero volerci molti anni per tornare al tasso di disoccupazione del 3,5% che la nazione ha registrato a febbraio.

Le banche alimentari

L’improvvisa contrazione economica ha costretto milioni di americani a rivolgersi alle banche alimentari e a chiedere per la prima volta aiuti al governo o a smettere di pagare l’affitto e altre bollette. Alcuni di loro sono rimasti senza stipendio per settimane e hanno anche perso l’assicurazione sanitaria e hanno persino messo in vendita le loro case. “Questo è piuttosto spaventoso”, ha detto Lindsey Piegza, capo economista di Stifel. “Temo che molti di questi posti di lavoro non torneranno e che avremo un tasso di disoccupazione fino al 2021 di quasi il 10%”.

La perdita di posti di lavoro è iniziata nel settore dell’ospitalità, ma si è rapidamente diffusa in tutta l’economia. Anche i posti di lavoro che normalmente sono considerati a prova di recessione nelle aziende di colletti bianchi e nel governo sono stati tagliati in quanto le vendite sono crollate e i governi statali e locali hanno dovuto far fronte a gravi carenze di bilancio. Ci sono stati persino dei licenziamenti nel settore sanitario, poiché i pazienti hanno rimandato le cose al di là delle cure di emergenza.

Il rischio di dati “sottostimati”

Non solo: secondo gli economisti il tasso di disoccupazione è addirittura sottostimato perché misura solo le persone che cercano attivamente lavoro e non gli effettivi licenziamenti (il che può ridurre consistentemente il numero considerato che gli americani sono spinti a rimanere a casa).
A soffrire di più della crisi economica sono gli ispanici, gli afroamericani e i lavoratori a basso salario impiegati nei ristoranti e nel commercio al dettaglio ma non sono esclusi dai licenziamenti neppure i dipendenti del settore sanitario, specie nelle aree non toccate dall’emergenza.

Anche gli aiuti sembrano insufficienti. Il congresso ha approvato sostegni al reddito e all’economia per un totale di 3mila miliardi di dollari ma molte persone non riescono neppure a presentare la domanda, tra siti web vecchi e difficoltà di contattare i centralini. Quanto ci vorrà per superare la crisi? “Non scenderemo in modo brusco e non saliremo in modo brusco. Siamo scesi bruscamente e saliremo gradualmente”, ha detto recentemente Thomas Barkin, presidente della Federal Reserve Bank di Richmond.

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