Coronavirus. Quasi una famiglia su due in Italia ha ridotto la spesa alimentare e una su tre non ha pagato le bollette – Lo studio

I dati sono forniti da Save the Children che nel manifesto “Riscriviamo il futuro” chiede un intervento al Governo per contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica: il 10% dei ragazzi non segue la didattica a distanza

I dati che emergono dal rapporto di Save the Children sulla condizione delle famiglie e dei bambini in Italia restituiscono un’immagine del Paese sull’orlo di una grave crisi sociale. L’impatto economico della crisi dovuta al Coronavirus – che secondo il Fondo monetario internazionale dovrebbe portare a un contrazione del Pil di circa 9% nel 2020 – nell’immediato si misura anche attraverso il numero di famiglie che si trova al momento senza una fonte di guadagno stabile.


A soffrire di più sono i più vulnerabili. «Quasi 1 genitore su 7» tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili (14,8%) avrebbe perso il lavoro a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente. Ma lo stesso ragionamento riguarda anche i giovani, su cui si riversano i problemi familiari, a cui si sommano i problemi legati alla chiusura della scuola.

La didattica a distanza: un problema senza facile soluzione

Le stime di Save the Children sulla didattica a distanza si avvicinano quelle raccolte anche da Open per la Lombardia e la Calabria. Secondo la onlus, infatti circa il 10% dei ragazzi in età scolare in Italia non segue le lezioni a distanza o fa a meno di farlo almeno una volta a settimana. I problemi rispetto alla didattica a distanza sono noti: circa il 12,3% dei 6-17enni vive in abitazioni prive di dispositivi quali computer o tablet (sono 850mila in termini assoluti, dati 2019). Tra quelli che ne dispongono, circa il 57% deve condividerli con altri componenti della famiglia per questioni di studio o di lavoro. 

Per non parlare poi di dati relativi alle competenze digitali. Sapersi muovere sui social non è garanzia di saper studiare bene da casa, usando il pc o i tablet. Poco meno di un terzo dei ragazzi (30,2%) avrebbe infatti competenze digitali alte, sufficienti per poter seguire la didattica a distanza. Tutti problemi che vanno a sommarsi ai problemi storicamente presenti nel sistema scolastico, come il basso accesso ai servizi educativi di qualità nei primi anni di vita e la carenza cronica di asili nido, ben sotto gli obiettivi europei. Già prima della crisi, infatti, più del 10% dei minori in Italia viveva in povertà assoluta.

Save the Children – Riscriviamo il futuro

Le famiglie in difficoltà che non sanno a chi lasciare i figli

Tutti problemi resi più gravi appunto dalla crisi economica dovuta al Coronavirus, che sta diventando anche crisi sociale. Su un campione di oltre mille bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori – di cui circa il 40% si trova in condizioni precarie – è emerso che il 60% sta facendo i conti con una riduzione dello stipendio a causa dell’emergenza. Secondo Save the Children, rispetto a prima, la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica è raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%.

Quasi la metà delle famiglie intervistate (il 44,7%) è stata costretta a ridurre la spesa alimentare, in particolare il consumo di carne e pesce. Inoltre una famiglia su tre (32,7%) ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette, e una su quattro (26,3%) quello di affitto e o mutuo. Il 21,5% delle famiglie ha dovuto rinunciare a cure mediche e all’acquisto di medicinali necessari.

Secondo la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, sono circa 9,5 milioni i lavoratori che sono stati impossibilitati a lavorare nel mese di marzo, 3,7 milioni vivono in famiglie monoreddito, dove quindi è venuta a mancare l’unica fonte di reddito. La metà di queste famiglie è composta anche da figli a carico. Tra loro sono 439mila i monogenitori (12%). In questi casi la scuola rappresenta una sostegno fondamentale.

Infatti, circa la metà dei genitori interpellati nel sondaggio sono preoccupati di non poter tornare al lavoro perché non sanno a chi lasciare i propri figli. Poco meno della metà delle famiglie con maggior fragilità (45,2%) vorrebbe infatti che le scuole rimanessero aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà. Un aiuto in più che sarebbe importante sia per i genitori che per i figli.

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