Coronavirus, i numeri in chiaro. Il fisico Sestili: «L’indagine sierologica è essenziale, con questi dati il tasso di letalità lombardo è al 18%»

Il divulgatore scientifico analizza per Open gli ultimi dati dell’epidemia. Se ieri si erano registrati 992 nuovi casi positivi, il 15 maggio il numero è sceso a 789

I dati pubblicati dalla Protezione civile il 15 maggio dicono che in Italia, fino a ora, ci sono stati 223.885 casi totali di positività al Coronavirus: 120.205 guariti, 72.070 ancora infetti e 31.610 morti. Se nella giornata di ieri si erano registrati 992 nuovi casi positivi, oggi il numero è sceso a 789. «I dati relativi ai nuovi contagi sono positivi nonostante il numero di tamponi sia molto elevato: 68.176 nelle ultime 24 ore», afferma Giorgio Sestili, fisico e divulgatore scientifico.

«Siamo a un rapporto di tamponi positivi sul totale dei test diagnostici effettuati pari all’1,2%. È una percentuale molto bassa, la più bassa riscontrata in 24 ore dall’inizio dell’epidemia», sottolinea Sestili, il quale ha fondato una pagina Facebook molto seguita, Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche su cui condivide, appunto, dati e analisi scientifiche di scienziati e ricercatori sulla diffusione del Coronavirus.

«Si parla molto di tasso di letalità in questi giorni perché sta per iniziare l’indagine epidemiologica attraverso i test sierologici – aggiunge Sestili -. Un’indagine che ci darà una stima molto più vicina al reale del numero dei contagiati. Oggi il tasso di letalità medio in Italia si attesta al 14%, con dei picchi come quello della Lombardia, 18%, e di Emilia-Romagna e Liguria al 15%».

«L’Italia è divisa in due non solo per la diffusione del contagio, ma anche per la letalità del virus – conclude Sestili -. Le regioni del Nord hanno tutte un tasso ampiamente sopra al 10%, ad eccezione del Veneto, al 9%. Non è un caso: è la regione che ha fatto più tamponi in rapporto alla popolazione. La maggior parte delle regioni del Centro-Sud ha un tasso di letalità inferiore al 10%. Spiccano positivamente Umbria e Molise, con il 5% di tasso di letalità».

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