Il giro di vite sui diritti civili a Hong Kong scatena lo scontro Usa-Cina. Pechino: «Ci volete opprimere»

La legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha presentato durante l’assemblea nazionale del popolo mira a vietare «la secessione, le attività sovversive, le interferenze straniere e il terrorismo» nell’ex colonia britannica

La Cina ha presentato una bozza di legge sulla sicurezza nazionale da introdurre nella costituzione di Hong Kong che vieta le manifestazioni e limita le libertà di espressione. Gli Usa hanno definito la mossa «inaccettabile», e hanno condannato la norma, scatenando la reazione della Repubblica popolare. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha detto che la Cina «cerca cooperazione e dialogo» con Washington, ma reagirà se gli Usa tenteranno «di interferire».

La stretta sulle manifestazioni

Archiviata l’emergenza Coronavirus, Pechino riparte dall’Assemblea generale del popolo e punta il suo sguardo su Hong Kong. All’avvio delle “Due sessioni” dell’appuntamento annuale del parlamento cinese Pechino ha chiarito di voler far ordine nella politica di Hong Kong con la proposta di approvare la legge che vieterà «la secessione, le attività sovversive, le interferenze straniere e il terrorismo» nell’ex colonia britannica.

Parlando al Congresso nazionale, previsto ad aprile ma rinviato a causa dell’emergenza sanitaria, il premier Li Keqiang ha dichiarato che la Cina si muoverà a tutela della «sicurezza nazionale» dell’isola. L’obiettivo è «istituire solidi sistemi giuridici e meccanismi di applicazione per salvaguardare la sicurezza nazionale nelle due regioni amministrative speciali e vedere i governi delle due regioni (Hong e Macao, ndr) adempiere alle loro responsabilità costituzionali». 

«Security Law»: la mossa della Cina

Così dopo l’ondata di proteste che per buona parte del 2019 ha investito Hong Kong, la Cina prova a riportare l’ordine in quello che ritiene il suo giardino di casa. La legge sulla sicurezza nazionale avrebbe dovuto fare parte della “Basic Law“, la mini costituzione di Hong Kong, già dal 1997, anno in cui la Gran Bretagna restituì l’isola alla madre patria cinese. Ma la disposizione non è mai stata votata. Nel 2003, quando l’amministrazione locale provò ad introdurre la legge, 500mila persone scesero in piazza e l’opzione di una «security law» fu abbandonata.

EPA/Ng Han Guan | Il presidente cinese Xi Jinping durante l’Assemblea nazionale del popolo in corso a Pechino

La Cina ha gli occhi del mondo puntati addosso. Colpita da fortissime critiche sulla sua gestione dell’emergenza sanitaria, Pechino prova a far tacere le voci di dissenso: e ora tocca ad Hong Kong. La legge impedirebbe manifestazioni non autorizzate, limitando la libertà di espressione. La Cina vuole inserire la nuova disposizione nell’allegato III della Basic Law e sarebbe da subito operativa. La mossa non ha infatti bisogno dello scrutinio del consiglio legislativo dell’ex colonia e spianerebbe la strada all’apertura nella città di un Ufficio sulla sicurezza nazionale di Pechino, senza le autorizzazioni che devono essere richieste al governo locale.

Wong: «Pechino mette a tacere le voci critiche»

L’attivista politico Joshua Wong ha scritto su Twitter che la mossa è l’ennesimo tentativo di Pechino di «mettere a tacere le voci critiche di Hong Kong con forza e paura».

L’approvazione della legge potrebbe mettere potenzialmente fine al principio di «un Paese, due sistemi» su cui si regge la convivenza tra Pechino e Hong Kong. «Non possiamo più permettere atti come dissacrare bandiere nazionali o deturpare l’emblema nazionale a Hong Kong», ha detto il premier cinese.

L’incognita di Taiwan

Nuove tensioni a Hong Kong potrebbero fare da catalizzatore per un deterioramento anche dei rapporti tra Pechino e Taipei. L’amministrazione di Taiwan guidata da Tsai Ing-wen, leader fortemente contraria alle ingerenze di Pechino nell’indipendenza dell’amministrazione locale ha già rigettato una soluzione in stile Hong Kong. «Le leggi di qualsiasi società civile dovrebbero essere un ombrello per proteggere le persone, piuttosto che metterne in catene le libertà», ha detto il portavoce degli Esteri di Taipei in una nota rivolta a Pechino.

La reazione dei mercati

Intanto l’annuncio di Pechino ha già avuto conseguenze sulle Borse asiatiche che chiudono in rosso. Hong Kong, ancora aperta, fa segnare un -6%. Tokyo termina in calo dello 0,8% e Seul dell’1,41%. Shanghai va giù dell’1,89%, dopo che la Cina non ha diffuso alcuna stima sul Pil del 2020.

Usa: «Colpo fatale all’autonomia di Hong Kong»

Secondo il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, la legge sarebbe un «colpo fatale per l’autonomia di Hong Kong». Pompeo ha detto che gli Usa «condannano la proposta di imporre una legge nazionale. Siamo a fianco della gente di Hong Kong». Anche il candidato dem alla Casa Bianca, Joe Biden, ha criticato la norma, chiedendo al mondo di «condannare la Cina».

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