La storia di Brian: convinto che il Coronavirus fosse una bufala, finisce in terapia intensiva

Inizialmente né l’uomo né sua moglie hanno preso alcuna precauzione, perché convinti che si trattasse di una finzione. La storia della loro conversione è un avvertimento per tutti i complottisti

Quarantasei anni, Brian Lee Hitchens parla dal suo letto di ospedale in Florida. Sua moglie, anche lei ricoverata per il Coronavirus, è nel reparto adiacente. «Pensavamo che il governo lo stesse usando per distrarci», racconta alla BBC, «o aveva a che fare con il 5G. Quindi non abbiamo seguito le regole o cercato aiuto prima».

Complottismo e coronavirus

La sua è una storia come quella di molti altri che dall’inizio della pandemia hanno dato adito alle più incredibili storie e teorie complottiste sul Covid, come appunto sui presunti legami tra la malattia e la rete 5G. Nel Regno Unito, oltre 70 antenne telefoniche sono state vandalizzate da persone convinte che la tecnologia del telefono cellulare 5G fosse in qualche modo responsabile del virus. In Italia durante i mesi della pandemia c’è stata un’impennata di ordinanze per vietare le antenne tra aprile e maggio.

Anche Brian e sua moglie si erano convinti che il Covid fosse un’invenzione, una bufale che non meritava attenzione e sopratutto non richiedeva alcun cambiamento nel proprio stile di vita. Finché a inizio maggio non sono stati contagiati. «La battaglia che ha avuto è con i suoi polmoni», dice Hitchens parlando di sua moglie. «Sono infiammati. Il suo corpo non risponde […] E ora mi rendo conto che il coronavirus non è assolutamente falso», dice, senza fiato. «È là fuori e si sta diffondendo».

Foto copertina da Wptv.com

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