Coronavirus, a Milano diciottenne salvato dal trapianto ai polmoni. Parla il medico: «Al telefono con i colleghi cinesi per salvargli la vita» – L’intervista

Lorenzo Rosso, chirurgo toracico del Policlinico di Milano, che fa parte dell’equipe che ha operato il giovane stremato dal Coronavirus, racconta a Open la delicata operazione

«Francesco era spacciato, non aveva nessun’altra chance. Senza intervento non ce l’avrebbe fatta, sarebbe morto. O staccavamo le macchine che lo tenevano in vita o procedevamo con questo delicato intervento durato 12 ore. Ancora oggi penso alla grande sofferenza dei suoi genitori, che hanno dovuto dare il consenso per l’intervento: hanno visto un ragazzo sano ammalarsi dall’oggi al domani a causa del Coronavirus. I suoi polmoni, infatti, erano distrutti, non avrebbero mai più recuperato». A parlare a Open è il professor Lorenzo Rosso, chirurgo al centro di Chirurgia Toracica Trapianti di polmone del Policlinico di Milano che ha affiancato nell’intervento Mario Nosotti, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia toracica dell’Università Statale di Milano.

«Così abbiamo salvato Francesco»

Sono loro che hanno salvato Francesco, un diciottenne in salute, che all’improvviso si è trovato, infettato e con i polmoni distrutti. «A salvarlo è stato chi ha donato gli organi: una persona deceduta per un incidente sul lavoro». Una sfida enorme quella affrontata dai medici: «Abbiamo corso un enorme rischio – racconta -. Ci siamo messi doppi guanti, doppi camici, mascherine e caschi che ci coprivano capo e collo, anche se eravamo certi che lui si fosse negativizzato. Sono state 12 ore in cui siamo stati attentissimi, non riuscivamo nemmeno a parlare in quelle condizioni, eravamo super protetti». E visto che «non sapevamo cosa sarebbe successo e quante ore sarebbe durato l’intervento», c’era anche un terza equipe «pronta, in tal caso, a entrare in azione».

9 medici, il più giovane aveva 34 anni

Un lavoro di squadra eccezionale – nove in tutto i medici, il più giovane aveva 34 anni – che ha ridato la vita (e la dignità) a un giovane e di conseguenza anche alla sua famiglia travolta da un ciclone: «Era costretto a respirare con una macchina. Non aveva nessuna speranza di sopravvivere: quella condizione prima o poi avrebbe compromesso anche gli altri organi, dai reni al fegato».

Prima operazione in Europa

Si tratta della prima operazione di questo genere riuscita in Europa. Prima di Milano soltanto la Cina «che ha dovuto affrontare l’epidemia in anticipo rispetto a tutti». E ai colleghi cinesi va un ringraziamento speciale: «Li abbiamo sentiti poco prima di operare visto che avevano trattato altri tre casi» spiega il dottore a Open.

Il peggio è passato

Ora Francesco sta meglio, è sveglio: nella fase post operatoria è stato trattato con il plasma iperimmune. I suoi polmoni funzionano bene ma il percorso è ancora lungo: «Dovrà affrontare la riabilitazione, quindi la fisioterapia per riprendere il tono muscolare e per tornare a respirare autonomamente. Il peggio è passato anche se il giovane dovrà restare ancora in Rianimazione».

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