Bonaccini ministro? L’endorsement di Calenda, che rilancia un governo di unità nazionale (anche con Zaia)

«Intanto inizi a dare una svegliata al Pd», chiosa il leader di Azione parlando del governatore emiliano. «Qui o c’è un governo in grado di gestire questa emergenza economica, o il Paese rischia di non riprendersi più»

Stefano Bonaccini ministro? L’endorsement arriva da un ex ministro, Carlo Calenda, ed ex Pd. «Sì, io lo vedrei bene. Lo vedrei bene come Luca Zaia in un governo di unità nazionale fatto da amministratori capaci, di destra e di sinistra», in questo momento di crisi epocale da Coronavirus, dice l’ex dem, oggi leader di Azione, in una intervista all’edizione bolognese di Repubblica. «L’essenziale è che si faccia sentire nel Pd, dove Nicola Zingaretti è sparito e prevale la linea folle di Franceschini di matrimonio con i 5 Stelle», chiosa l’ex ministro allo Sviluppo Economico.

L’emergenza

Incarico, quello di governo, che sarebbe incompatibile con la presidenza di Regione. «Ma io penso che la soluzione di questa crisi possa essere solo nazionale», dice Calenda. «Nessuna regione potrà salvarsi individualmente». «Intanto inizi a dare una svegliata al Pd», attacca il leader di Azione.

«Io mi auguro che la sua voce diventi sempre più forte a livello nazionale, per dire che qui o c’è un governo in grado di gestire questa emergenza economica, o il Paese rischia di non riprendersi più». È necessario, per Calenda, «che le persone di buona volontà all’interno dei rispettivi schieramenti inizino ad farsi sentire per chiedere un passo diverso o un cambio di Governo. Direi la stessa cosa anche a Luca Zaia. Non è questo il momento di mettere la testa sotto la sabbia o aspettare sulla riva che passi il cadavere politico del segretario di turno».

In copertina ANSA/ Giorgio Benvenuti | Stefano Bonaccini, oggi governatore e all’epoca candidato del Partito Democratico alle elezioni regionali per l’Emilia-Romagna, insieme a Carlo Calenda alla presentazione dei candidati di Azione nella sede del comitato elettorale di Bologna 3 gennaio 2020.

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