Lopalco: «La Puglia prima per tasso di contagiosità? L’Rt non ha senso, nemmeno lo leggo»

Parla l’epidemiologo a capo della task force della Regione Puglia sull’emergenza Coronavirus, dopo che gli ultimi dati sui contagi hanno classificato lo scenario pugliese oltre la soglia d’allarme

«L’Rt (l’indice di trasmissibilità della malattia, ndr) non lo guardo proprio, non perdo nemmeno il tempo a calcolarlo, non serve. Non ha senso farlo adesso, genera soltanto confusione, poteva essere utile in piena fase epidemica ma non ora. Per questo abbiamo chiesto all’Istituto superiore di sanità di non calcolare più l’Rt delle regioni che sono scese ormai sotto una certa soglia». A parlare a Open è Pier Luigi Lopalco, epidemiologo a capo della task force per l’emergenza Coronavirus in Puglia. Una regione che, stando all’ultimo monitoraggio, risulta essere la prima per tasso di contagiosità in Italia. «Ma non c’è di che preoccuparsi».


Cosa è successo

La Puglia, infatti, nel periodo 1-7 giugno, ha un indice Rt, quindi un tasso di contagiosità, di 0,94 (la settimana precedente era dello 0,78), seguita dal Lazio che si ferma allo 0,93 e la Lombardia allo 0,9. Sono queste le tre regioni che sfiorano quello che è considerato il livello di guardia, ovvero la soglia 1. «L’Rt non è altro che il rapporto tra i casi registrati in una settimana e quelli generati nella settimana successiva. Quindi, faccio un esempio, se nella prima settimana abbiamo 1.000 casi e nella seconda 2.000, l’indice Rt sarà di 2. In Puglia, con numeri bassissimi (l’ultimo bollettino epidemiologico parla di un positivo e zero decessi, ndr), basta un caso per causare questi aumenti improvvisi dell’Rt ma, davvero, niente di preoccupante».

«Il 70% è asintomatico»

A essere monitorato è, invece, il numero degli asintomatici: «Nell’ultima settimana gli asintomatici sono il 70%, su 20 malati ben 15 non hanno riscontrato alcun sintomo. E, mi lasci dire una cosa, l’Rt viene calcolato dalla data di inizio dei sintomi per i pazienti, quindi gli asintomatici non vengono nemmeno considerati perché sintomi non ne hanno».

Al momento, poi, in Puglia «non ci sono nuovi focolai» e i tamponi, «dai 2 ai 3mila al giorno», si stanno concentrando soprattutto su Rsa, operatori sanitari e lavoratori: «E infatti l’età media adesso è di 56 anni, prima era molto più alta. Il motivo? Abbiamo messo a riparo gli anziani mentre i lavoratori, quindi i più giovani che ogni giorno si muovono per andare sul posto di lavoro, sono i più esposti al virus».

«Calano le terapie intensive ma non i decessi»

Sulla discrepanza tra le terapie intensive (che calano) e i decessi (che rimangono pressoché stabili) spiega: «Ci siamo posti questo problema e riteniamo che si tratti di morti che probabilmente non necessitavano di terapia intensiva. Non tutti i malati hanno bisogno di essere intubati. Ad esempio in Puglia abbiamo pochissimi pazienti in terapia intensiva e, mi creda, adesso stiamo ricoverando anche i casi lievi, per prudenza. Escludo, invece, che si tratta di persone decedute in casa senza assistenza. Il caso Roma? Beh lì è diverso, ci sono un paio di focolai importanti». Nella Capitale, infatti, sono 17 i positivi – ci sarebbero anche due bambini – residenti nello stabile occupato alla Garbatella. Due, invece, i casi alla sede Rai di Saxa Rubra».

«Adesso godiamoci l’estate»

La Puglia, una delle mete estive più apprezzate d’Italia, è pronta alla stagione estiva: «Ci aspettiamo un importante flusso turistico, soprattutto di italiani che andranno nella nostra regione per le vacanze. Posso dire con certezza che le aperture non hanno favorito la circolazione del virus. La prima ondata è passata, ora speriamo che non ne arrivi un’altra. Gli italiani vogliono godersi l’estate, il sole e il mare».

Da lunedì 15 giugno, quindi, per effetto dell’ordinanza firmata dal governatore Michele Emiliano, riaprono le discoteche all’aperto, i campi estivi per i bambini, le sale giochi e le sale scommesse. Verranno consentiti i matrimoni – ma non i buffet a self service – e i ricevimenti per eventi. «La Puglia è quasi totalmente riaperta. Abbiamo fatto un lavoro enorme, perché non esistevano linee guida nazionali su molte di queste attività. Ho dovuto prendermi la responsabilità. Non ci sono più attività ferme, a parte quelle scolastiche che non dipendono dalla Regione», ha detto il presidente della Regione Puglia.

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