Revoca Autostrade, il Governo farà notte: Cdm alle 22. Spunta l’ipotesi del rinvio

La maggioranza di governo è divisa sull’ipotesi di revocare la concessione ad Autostrade. Il premier ha promesso la linea dura, ma i rischi di contenziosi miliardari e spaccature politiche potrebbero far slittare la decisione

I tuoni e lampi delle ultime ore da parte del governo sull’orizzonte di Autostrade rischia di passare come un temporale estivo. Potrebbe non arrivare oggi la resa dei conti con la revoca della concessione, come di fatto indicava l’attacco del premier Giuseppe Conte con l’intervista di ieri a Il Fatto quotidiano.


Quello in programma questa sera al Consiglio dei ministri sarà indubbiamente un primo passo formale verso la revoca, ma secondo diversi retroscena riportati dai quotidiani di oggi le divisioni all’interno della maggioranza potrebbero far slittare una decisione quando il cielo sarà più sgombro dai nuvoloni che minacciano la tenuta dell’esecutivo. La convocazione ufficiale è fissata per le 22, preludio di una riunione fiume durante la quale si dovrà discutere anche del nuovo Dpcm per le misure sull’emergenza Coronavirus che scadono proprio oggi 14 luglio.

Le mine sulla strada della revoca

Agenzia Vista | La ministra di Italia Viva, Teresa Bellanova

A preoccupare il capo del governo più dei contenziosi miliardari che la revoca può scatenare, sono le spaccature tra chi spinge per la linea dura contro la società controllata dal gruppo Benetton, in primis il M5s, e chi invece avverte sulle conseguenze catastrofiche per i conti pubblici in assenza di un compromesso, vedi Italia viva che punta più all’ingresso dello Stato nel capitale di Autostrade.

Nel mezzo Il Pd, diviso tra chi teme una situazione ingestibile e chi vuol intravede i benefici elettorali che una revoca può portare, per quanto il segretario Nicola Zingaretti fino a ieri invitava a una conclusione rapida della questione Autostrade.

Sì, ma come? A riportare il dibattito sul concreto ci dovrà pensare la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, che oggi presenterà un’istruttoria già nelle mani di Conte dallo scorso 13 marzo. Da allora il premier ha tenuto aperta la trattativa con Aspi, che solo l’11 luglio ha presentato la proposta sonoramente bocciata da Conte.

Nella lettera che accompagna il dossier, scrive La Stampa, De Micheli ricorda un punto per nulla secondario sulle «personali e familiari incertezze e paure». Timori legati ai 7 mila dipendenti di Aspi, il cui futuro rischi di essere compromesso in caso di una revoca drastica della concessione, come già accaduto in casi ben noti come Ilva e Alitalia.

E poi ci sono tutti gli interventi in corso per la messa in sicurezza della rete, con i cantieri aperti per la manutenzione di gallerie e viadotti, senza dimenticare gli investimenti sulle opere da avviare. Un pacchetto che rischia di essere azzerato, con un allungamento dei tempi che rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti finora per accelerare progetti e cantieri.

L’ipotesi del commissario

Considerando la determinazione che il premier ha voluto dimostrare con le ultime dichiarazioni che invocano la revoca, il Cdm di oggi potrebbe anche portare a una conta interna al governo. Un voto al quale i ministri di Italia viva avrebbero già fatto sapere di non voler partecipare, come riporta Il Messaggero, lasciando la patata bollente nelle mani dei ministri Pd e M5s e rinviando quindi la partita in Parlamento.

Sarà lì poi che si aprirà una nuova partita politica per la maggioranza, che dovrà votare la nomina di un commissario chiamato a gestire Autostrade. A quel punto saranno i numeri a decidere. E senza il sostegno di Italia viva, il premier Conte dovrà studiare altre sponde, magari in Forza Italia, da cui da giorni arrivano le sirene di un Silvio Berlusconi sempre più tentato di uscire dalla morsa sovranista del centrodestra.

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