Usa 2020, la scelta di Biden: Kamala Harris sarà la prima donna afroamericana a correre per la vice presidenza

Kamala Harris ha avuto la meglio su diverse candidate donne, tra cui anche Elizabeth Warren e Susan Rice. Se Biden dovesse vincere a novembre, diventerà la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti

Come ha dichiarato una senatrice democratica era «il segreto custodito meglio nell’universo». Finalmente dopo settimane di rinvii e punti interrogativi, il candidato dem alle elezioni presidenziali americane Joe Biden ha rivelato che il suo vice in caso di elezione alla Casa Bianca sarà Kamala Harris. «Intelligente, tosta e pronta per essere leader», ha dichiarato Biden, spiegando di aver scelto una vicepresidente che sarebbe in grado di assumere il comando della Casa Bianca in caso di bisogno.

Harris ha ringraziato su Twitter: «Joe Biden può unire gli americani perché ha trascorso la sua vita a battersi per noi. Come presidente, realizzerà un’America all’altezza dei nostri ideali». A completare lo scambio è stato Barack Obama. «Conosco la senatrice Kamala Harris ha lungo tempo – ha scritto l’ex presidente -. È più che preparata per l’incarico. Ha trascorso la sua carriera a difendere la Costituzione. È una bella giornata per il nostro paese. Ora vinciamo».

Una scelta complicata

Inizialmente l’annuncio era previsto per il 1 agosto. Poi era stato rimandato entro la fine della prima settimana di agosto, ma la scadenza è saltata anche la seconda volta. Colpa del Coronavirus, che negli Stati Uniti con oltre 5 milioni di contagi e 160mila vittime, provoca ritardi e crea complicazioni, tanto che alcune dei colloqui ai candidati alla vicepresidenza sono avvenuti al telefono. Ma la verità è che la scelta è stata molto complicata. Molti i controlli da fare per scovare eventuali scheletri nell’armadio e evitare brutte sorprese.

Tanti anche i criteri da soppesare: dalla compatibilità con Biden, ai rapporti con il resto del partito, al peso elettorale dei candidati, soprattutto nei singoli swing states in bilico tra dem e repubblicani. Perché se gli ultimi sondaggi danno Biden circa 10 punti percentuali avanti a Trump, la strada fino a novembre è ancora lunga. Ed imprevedibile, anche perché fino ad oggi Biden è stato abbastanza in disparte, rischiando poco. E poi c’è il fattore età, visto che a 77 anni Biden è un candidato più anziano rispetto alla media (Obama aveva 47 anni quando è stato nominato presidente, Clinton 46).

La rosa di candidate

Erano diversi i candidati – o meglio candidate, visto che la rosa era composta quasi esclusivamente da donne – che sono state sottoposte al vaglio della commissione di Biden. Oltre alla senatrice della California Kamala Harris, c’era anche la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, economista con la missione di rendere l’assistenza sanitaria accessibile a tutti (un fatto non trascurabile in epoca di Covid), amata dall’ala più radicale del partito che durante le primarie si è divisa tra lei e Bernie Sanders.

ANSA – Elizabeth Warren

Harris, 55 anni, di professione avvocato, invece ha dalla sua parte il fatto di provenire da uno stato popoloso come la California – anche se dal ’92 tende a votare democratico – e il fatto di essere una minoranza: padre giamaicano, madre indiana, è stata infatti la seconda donna afro-americana e la prima americana asiatica ad essere stata nominata senatrice.

Un fattore non secondario negli Stati Uniti post-George Floyd che aveva motivato in parte anche la candidatura di Susan Rice, ex consigliera per la sicurezza nazionale. Durante l’amministrazione Obama negoziò gli accordi di Parigi sul Clima e l’accordo sul nucleare con l’Iran, ma viene spesso citata dai repubblicani come esempio del buonismo dem nei confronti degli “islamisti” per aver minimizzato l’attacco alle strutture americane a Benghazi, in Libia, nel 2012, in cui morì anche un ambasciatore americano.

EPA/HOW HWEE YOUNG / POOL | Susan Rice

Anche a Harris non mancano i detrattori. Come Lara Bazelon, professore associato all’Università di San Francisco, che all’epoca della sua candidatura alla nomination democratica aveva scritto un editoriale sul New York Times in cui elencava errori e zone d’ombra della Harris, come il fatto di aver difeso la pena di morte (per ragioni d’ufficio) o di essersi opposta a un’inchiesta negli omicidi commessi dalle forze di polizia.

Adesso ai suoi critici più accaniti si aggiunge anche Donald Trump, che su Twitter ha subito tentato di ridicolizzare la coppia condividendo un video della sua campagna elettorale in viene dato della «falsa» a Harris e dello «scemo» a Joe Biden, «perfetti insieme ma sbagliati per l’America». Al di là degli attacchi di Trump, la scelta di Harris apre la strada alla prima vicepresidenza di una donna e per di più afroamericana.

L’ultima donna ad essere stata candidata alla vicepresidenza fu l’italoamericana Geraldine Ferraro, scelta come vice da Walter Mandale nel 1984. Ma quella volta a vincere furono due uomini, Ronald Reagan e George Bush senior. Con la nomination di oggi Harris ha già raggiunto un traguardo: diventare la prima donna appartenente a una minoranza ad essere scelta come candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti.

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