Coronavirus, tornare dalle vacanze è un incubo: caos sui tamponi. Indicazioni poco chiare e tempi d’attesa troppo lunghi

La Lombardia toglie l’isolamento fiduciario per chi viene dai Paesi a rischio mentre la Sicilia obbliga i cittadini (ma solo con quelli con residenza) alla quarantena. Intanto ci segnalano ritardi sui tamponi, file lunghissime ai drive in e un massiccio ricorso ai test a pagamento

Tornare dalle vacanze in Grecia, Croazia, Malta o Spagna – ai tempi del Coronavirus – rischia di trasformarsi in un incubo. Con una giungla di disposizioni diverse a secondo dell’aeroporto di arrivo. Chi fa scalo a Milano o ha questo aeroporto come destinazione definitiva, ad esempio, deve chiamare il numero verde regionale al quale, a dire il vero, rispondono velocemente (e anche di domenica).


Peccato che non si occupino di gestire i tamponi ma solo di fornire informazioni, una prima assistenza, dunque. «O fa il tampone entro 72 ore dal rientro in Italia oppure, entro 48 ore, si registra sul portale Ats aspettando che la chiamino. C’è gente che viene contattata per il tampone nell’immediato, altri dopo giorni» ci dicono dall’800 89 45 45, quando chiamiamo fingendoci turisti in partenza per la Grecia.

Lombardia

Ma l’aspetto più inquietante è che la Lombardia, la regione più duramente colpita dal Coronavirus, ha deciso di togliere l’isolamento fiduciario per coloro che rientrano dai Paesi a rischio: «Una volta rientrati, nell’attesa del tampone, potete andare in giro e condurre una vita regolare. Nessuna restrizione particolare, se non le mascherine all’aperto e il distanziamento sociale» ci spiegano. Insomma, un “liberi tutti” nonostante i +614 contagi di ieri di cui +94 solo in Lombardia.

L’ordinanza del governatore Attilio Fontana – che si riferisce «ai soggetti residenti o domiciliati, anche temporaneamente, in Lombardia che fanno ingresso nel territorio regionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna» – spiega che, «in luogo dell’isolamento fiduciario» e in attesa di sottoporsi al test, i cittadini devono attenersi «all’osservanza rigorosa delle misure igienico-sanitarie con particolare riguardo all’uso delle mascherine in tutti i contatti sociali, nonché alla limitazione allo stretto indispensabile degli spostamenti, con particolare riguardo a comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute, utilizzando preferibilmente un mezzo proprio».

Insomma, un’ordinanza che contraddisce quella, ben più restrittiva del ministro Roberto Speranza, che chiede l’isolamento fiduciario dei turisti rientrati in Italia, in attesa del risultato del tampone. Dalla conversazione con il numero verde regionale emerge che sarebbe auspicabile sottoporsi al tampone prima di tornare in Italia così da non avere problemi né dover attendere oltremodo.

Perché il nostro Paese, pur avendo emanato un’ordinanza che obbliga ai tamponi tutti coloro che rientrano dai quattro Paesi a rischio, sta scaricando in parte le responsabilità sulle Regioni che, alle prese con migliaia di richieste e personale in ferie, rischiano di non essere pronte a fronteggiare questa emergenza.

Lazio

Nel Lazio, invece, il numero verde risponde dopo 18-20 minuti (aperto tutti i giorni dalle 8 alle 24). In questo caso la musica cambia: al rientro bisognerà recarsi ai drive in predisposti dalla Regione per effettuare il tampone. Subito. Anche se, come ci confermano fonti qualificate, spesso bisogna attendere ore tra centinaia di macchine in fila, decine a piedi, polemiche e urla. Un’attesa estenuante per poi avere un risultato del tampone «entro 48 ore». Si spera. Nel frattempo, però, bisogna stare a casa. Nessuna uscita, per nessuna ragione, ci dicono al telefono.

La notizia dell’ultim’ora è che, finalmente, all’aeroporto di Fiumicino sono stati allestiti 12 box capaci di ospitare fino a 480 passeggeri di ritorno dai Paesi a rischio così da sottoporli al tampone e poi inviarli al proprio domicilio dove dovranno rimanere fino alla comunicazione dell’esito del tampone.

Sicilia

Stesso discorso in Sicilia dove la situazione non va tanto meglio. Una comitiva di ragazzi, da poco rientrata dalla Grecia, ci spiega che «è stato difficile reperire informazioni certe» e che alla fine sono stati costretti a effettuare un tampone a pagamento, «al costo di 50 euro», presso una struttura privata perché altrimenti avrebbero dovuto «aspettare chissà quanto tempo, almeno 10 giorni». Sarà poi il laboratorio di analisi privato a trasmettere il risultato all’Asp di competenza.

Singolare l’ordinanza del governatore Nello Musumeci che dispone la quarantena obbligatoria (più il tampone al termine dei 14 giorni) per i siciliani, residenti o domiciliati sull’isola, che sono rientrati o che rientreranno da Grecia, Malta e Spagna a partire dal 14 agosto. Mentre per i soggetti non residenti o non domiciliati nell’isola «che facciano ingresso in Sicilia provenendo dai territori di Grecia, Malta e Spagna» basterà – oltre alla registrazione sul portale – indossare «la mascherina nei luoghi pubblici e aperti al pubblico e in tutte le occasioni di contatto con soggetti estranei al proprio nucleo familiare».

Intanto, in Liguria, sono circa 1.000 le segnalazioni arrivate al sistema sanitario regionale nel giorno di Ferragosto: tutte persone che rientravano da viaggi in Paesi a rischio e che hanno chiesto tamponi. In molti hanno lamentato di aver contattato le Asl della Liguria senza ricevere risposte dai centralini o comunque di essere stati invitati ad attendere informazioni che non sarebbero ancora arrivate.

Cosa deve fare chi rientra in Italia da Grecia, Malta, Croazia e Spagna

In linea di massima, chi rientra da Croazia, Grecia, Malta e Spagna deve presentare presentare alle autorità competenti «una certificazione attestante che, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, si è stati sottoposti a un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone con esito negativo» oppure «sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento».

In attesa di sottoporsi al test bisogna, salvo diverse indicazioni delle Regioni, osservare l’isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora. Per avere maggiori informazioni, visto che le disposizioni cambiano di regione in regione (in Lazio ci sono i drive-in, in Lombardia si deve contattare l’Ats anche online e così via, ndr), bisogna chiamare i numeri regionali indicati dal ministero della Salute. Il consiglio è quello di farlo sia all’andata che al ritorno: la situazione epidemiologica, e dunque le successive misure di contenimento della pandemia, potrebbero modificarsi di giorno in giorno.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

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