Coronavirus, i numeri in chiaro. Tizzoni: «Bene il piano Crisanti: l’infezione è veloce, dobbiamo aumentare i tamponi»

Il ritorno in classe «porterà a un aumento dei contagi. Ma con ruoli diversi a seconda delle età scolari: bisognerà fare attenzione al ruolo degli adolescenti», dice il ricercatore della Fondazione Isi di Torino

Scende sotto i mille il numero dei nuovi casi di Coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in tutta Italia, mentre sei sono le vittime. Nelle ultime settimane l’incremento c’è stato ed è stato significativo, dice Michele Tizzoni, ricercatore in epidemiologia computazionale della Fondazione Isi, Istituto per l’Interscambio Scientifico, di Torino.

Il dato giornaliero va interpretato nell’arco della settimana. «Oggi è lunedì, e come di consueto i lunedì sono sempre di minimo relativo, perché vengono riportati meno tamponi», prosegue. «Il fatto è che questo minimo è comunque più alto delle 4 settimane precedenti.

Tizzoni, cosa ci dicono i dati di oggi?

«La tendenza non è di un incremento estremamente forte, ma è pur sempre un incremento. Molto ci diranno i numeri dei prossimi giorni: vedremo se rimarremo sui livelli della settimana che si è appena conclusa, come è plausibile. Non sono ancora finiti gli effetti del rientro al lavoro sui dati che emergono dal monitoraggio».

C’è un numero ideale di tamponi realizzabili a livello nazionale? Andrea Crisanti propone 250-300mila test al giorno. Ora la palla passa al governo.

«È ragionevole. I numeri di Crisanti vengono dall’idea di attuare un piano di test frequenti per accompagnare la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività lavorative con un numero di tamponi adeguato. Dato che va aumentato rispetto a ora in cui le scuole sono ancora chiuse. Quanto poi questo sia sufficiente ce lo dirà la percentuale di casi positivi trovati sul numero di tamponi effettuato.

L’obiettivo è farne molti e trovare una percentuale di positivi bassa: significherebbe trovarli tutti. Il tasso di positività di Campania e Liguria ieri era molto alto, del 5%: è una metrica importante da considerare per capire se stiamo facendo abbastanza tamponi. Se la percentuale rimane elevata in maniera costante, significa che diventa il sintomo del fatto che non si sta testando abbastanza. In generale aumentare sarà comunque necessario».

Cosa pensa di come si sta preparando il paese in vista della riapertura delle scuole del 14 settembre? Si sta facendo abbastanza?

«La riapertura delle scuole inevitabilmente porterà a un aumento dei contagi. Di che portata, non è possibile saperlo. Mi sembra che venga per il momento un po’ trascurata invece la portata della differenziazione del ruolo del tipo di scuole. Stiamo considerando tutte le età scolari: dai 4 anni ai 18. Ma i profili di suscettibilità e il tipo di ruolo che possono avere adolescenti e bambini nella trasmissione dei contagi è diverso e bisogna tenerne conto. Un pre-print di un gruppo di ricercatori inglesi ha analizzato la riapertura delle scuole in Inghilterra e il ruolo delle differenti classi di età: un ruolo importante lo avrebbe la riapertura delle scuole superiori».

Perché?

«Gli adolescenti hanno in genere più contatti, anche al di fuori della scuola e non solo in famiglia, e possono avere un ruolo più rilevante. Un ragionamento che è in linea con i suggerimenti da noi del Comitato tecnico scientifico (Cts), che chiedono agli studenti delle superiori di indossare la mascherina anche in classe. Una disposizione magari non facile da realizzare ma necessaria almeno inizialmente per cercare di contenere il ruolo che gli studenti possono avere nella trasmissione dei contagi. Il tutto accompagnato da un aumento del testing».

Il tracciamento che si sta mettendo in atto con i rientri è sufficiente?

«Si vede chiaramente un grande sforzo di efficienza: penso alla possibilità di fare tamponi a tutti coloro che tornano dall’estero. Bisogna essere pronti ad aumentare questo sforzo, perché il virus si diffonde velocemente. Mantenere un numero di tamponi adeguato e in linea con l’andamento dei casi richiede continuo impegno per implementare la capacità di processare tamponi in maniera adeguata. Tenere il passo può essere impegnativo: dal 16 agosto il rapporto tra il numero di casi e i tamponi ha superato l’1% e continua a rimanere sopra questa percentuale, mentre prima era inferiore. Bisogna riportare quella percentuale sotto l’1, aumentando il numero di tamponi in maniera sufficiente».

Come?

«Le cifre ipotizzate da Crisanti appaiono adeguate. Ora stiamo facendo circa 80mila tamponi al giorno: per arrivare a 300mila c’è ancora strada da fare. E va fatta in fretta. La situazione è molto migliore rispetto a marzo-aprile, quando i tamponi si facevano solo a sintomatici molto evidenti, e anzi in molti casi non si riusciva neppure a testare molti pazienti con sintomi perché non c’erano le risorse. Ora però si tratta di aumentare questa capacità rapidamente.

L’ideale sarebbe trovare un caso ogni 100 tamponi: ci darebbe una misura empirica del fatto che stiamo trovando se non tutti, almeno la maggior parte di contagi e contagiati. Lo abbiamo fatto per giugno e luglio, e questo è stato un bene. All’aumento dei casi deve corrispondere una crescita proporzionale dei tamponi, in modo da mantenere queste percentuali e avere l’epidemia sotto controllo: se si torna a testare solo persone sintomatiche, e queste vengono trovate positive, di fatto rischiamo di ritrovarci nella situazione in cui eravamo a marzo, quando riuscivamo a vedere solo qualcosa di già evidente. Ed era già troppo tardi».

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