Con il remake di Mulan Disney strizza l’occhio alla Cina, parte il boicottaggio da Hong Kong e Thailandia: «È la nostra eroina»

All’appello lanciato dal noto attivista Joshua Wong stanno aderendo anche in Thailandia

Quando Mulan, film di animazione targato Disney, uscì nel 1998 diventò rapidamente un simbolo pop del femminismo di fine millennio. Ispirato a un antico poema cinese del VI secolo, racconta la storia di una ragazza che si offre volontaria nell’esercito per evitare che il padre, un invalido di guerra, sia obbligato ad arruolarsi.

Per seguire questa strada Mulan è costretta a nascondere la sua vera identità. Inizialmente sbeffeggiata dai suoi comandanti e dagli altri militari, nel corso della pellicola riesce a prendersi una serie di rivincite verso chi la crede inferiore in quanto donna. Una storia di rivincita dal chiaro valore progressista. Non si può dire altrettanto del remake del film uscito oggi sulla piattaforma Disney + al centro di una polemica che ha portato a tentativi di boicottaggio a Hong Kong e in Thailandia.

Il boicottaggio

La polemica è scoppiata l’anno scorso quando la star del film, l’attrice sino-americana Liu Yifei, aveva espresso il suo sostegno per la polizia di Hong Kong che in quei giorni stava reprimendo con estrema violenza le manifestazioni pro-democrazia. La storia della giovane eroina che combatte per il proprio Paese piaceva agli attivisti di Hong Kong. Erano stati loro a battezzare Agnes Chow, una dei leader del movimento Demosisto – sciolto dopo una legge liberticida cinese «la nostra Mulan».

Ora è proprio il co-fondatore di Demosisto, Joshua Wong a chiedere su Twitter che il film venisse boicottato. «Questo film esce oggi. Ma poiché la Disney si inchina a Pechino e poiché Liu Yifei sostiene apertamente e con orgoglio la brutalità della polizia a Hong Kong, esorto tutti coloro che credono nei diritti umani a #BoycottMulan».

«Liu – continua Wong – non è una vittima in qualche modo intrappolata nel fuoco incrociato geopolitico né è un’icona del femminismo se ignora la sofferenza delle donne che protestano. È invece un’icona dell’autoritarismo che tradisce intenzionalmente i valori che Hollywood pretende di difendere».

L’appello di Wong è arrivato fino in Thailandia, dove studenti e attivisti stanno manifestando contro il governo. Nelle ultime settimane infatti anche in Thailandia migliaia di persone sono scese in strada per chiedere nuove elezioni e una riforma della costituzione per contenere lo strapotere della monarchia.

Wong e gli attivisti di Hong Kong hanno più volte espresso solidarietà nei confronti dei thailandesi che per ricambiare hanno deciso di sostenere il boicottaggio del nuovo film Disney, rispolverando l’hashtag #MilkTeaAlliance. Da aprile questa formula viene usata per esprime preoccupazione e dissenso nei confronti della Cina. Per questo motivo su Twitter si trovano foto di giovani thailandesi che boicottano il film della Disney inneggiando all’innocuo – e molto amato – tè con latte.

Foto di copertina: Twitter

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