Il “piano segreto” anti-Covid del Cts era noto alle Regioni, anche alla Lombardia. Per Speranza nessun mistero, ma il documento ancora non si vede

Ad esporre al ministro della Salute il piano italiano anti-Covid fu proprio un uomo della Regione Lombardia

Un piano emergenza che doveva rimanere segreto ma che segreto, almeno per le Regioni, pare non sia stato affatto. Tra i verbali del Comitato tecnico scientifico pubblicati sul sito della Protezione civile anche un dossier che doveva rimanere riservato per evitare «che i numeri» arrivassero «alla stampa». Una richiesta di riservatezza presente nei quasi 100 documenti resi pubblici che ha destato non poche polemiche e che ora sembra rivelare ulteriori scenari.

Le Regioni sapevano

La reazione delle Regioni alla notizia svelata di un piano anti-Covid, per di più mantenuto segreto, è stata di assoluta sorpresa. Secondo la loro versione, non ne sapevano nulla. Peccato però che, come fa sapere la Repubblica, fu Alberto Zoli, direttore generale di Areu, azienda regionale per l’emergenza urgenza della Lombardia, a esporre al ministro della Salute Roberto Speranza il “piano segreto” elaborato dal Cts per fronteggiare la possibile pandemia.

Un dialogo con il ministro, che Zoli ebbe il giorno prima della scoperta del cosiddetto paziente zero di Codogno. Occasione in cui gli esperti presentarono degli scenari differenti a seconda dell’indice di contagio R0: dall’1 fino allo scenario peggiore del 2. Numeri in alcuni casi spaventosi che portarono alla scelta della riservatezza e alla comunicazione del piano definitivo attraverso un cartaceo piuttosto che per email.

Nonostante un funzionario regionale a tutti gli effetti avesse preso parte allo sviluppo del piano, e avesse ricevuto la lettera di incarico per far parte del Comitato tecnico scientifico il 4 febbraio, Attilio Fontana continua a ribadire di essere all’oscuro del piano anti-Covid. Piuttosto strano, se si conta anche il coinvolgimento dello stesso Zoli nel team dell’unità di crisi della Regione Lombardia.

Il piano segreto

Il Comitato tecnico scientifico parla per l’ultima volta del piano anti epidemia il 27 di aprile. Ma quello che fino a quel momento era apparso su tutti i verbali come “Piano nazionale sanitario in risposta ad una eventuale emergenza pandemica da Covid 19”, quel giorno cambia nome. “Studio” su una “serie di possibili scenari”. Questa la nuova dicitura, che di fatto derubrica il piano d’azione anti Covid a studio scientifico sulle eventuali situazioni di contagio.

Un cambiamento piuttosto significativo che coincide con l’istanza scritta dal ministro della Salute al Cts in vista dell’audizione che il giorno dopo avrebbe avuto al Copasir. Motivo della convocazione: proprio la necessità di chiarimenti sul “piano segreto”.

Quello che Speranza dirà al Copasir il giorno seguente dell’invio dell’istanza al Cts, è che il documento in questione non era nient’altro che uno studio riassuntivo di diverse fonti scientifiche, che il ministero non lo stava utilizzando e che era il Comitato a farne riferimento chiedendo di propria sponte la riservatezza.

Insomma, un quadro fornito per appianare la notevole polemica politica, che Speranza avrebbe tentato ancora di scongiurare in modo definitivo depositando due versioni del cosiddetto “Studio”, nella data del 4 marzo. Consegnata dal capo del Cts Agostino Miozzo al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli.

Niente di segreto, rassicura Speranza, ma di fatto le due versioni dello “Studio”/”piano anti Covid” non sono stati ancora rese pubbliche. Miozzo dal canto suo parlando con la Repubblica sembra cadere dalle nuvole sulla reale identità del documento consegnato al Cts il 12 di febbraio, firmato dall’epidemiologo Stefano Merler e rivelato da Repubblica il 30 di agosto scorso.

«Lo studio di Merler non è il “Piano nazionale sanitario in risposta ad una eventuale emergenza pandemica da Covid-19″» dice il capo del Cts, «sono due documenti ben distinti per cui non si capisce perché il ministero della Salute, alla nostra richiesta del Piano del 13 maggio, ci abbia alla fine fornito lo studio di Merler». In effetti continua a non essere chiaro il perché di molte cose, una fra tutte la necessità di segretezza di un documento già uscito in parte e che si continua a ribadire non segreto.

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