Il massacro di posti di lavoro dei giovani precari e autonomi: con il Covid persi 841 mila occupati, la metà ha meno di 35 anni

Gli occupati sotto i 35 anni sono calati dell’8% nei primi sei mesi del 2020. A pagare sono stati i lavoratori con un contratto a termine e gli autonomi, non tutelati dal blocco dei licenziamenti e dalla cassa integrazione

Sono stati i lavoratori under 35 a pagare il prezzo più alto nell’emergenza Coronavirus. Degli 841 mila posti persi rilevati nel secondo trimestre del 2020 dall’Istat, la metà ha meno di 35 anni, un calo in questa fascia di età dell’8% nel giro di un anno. Nel dettaglio, i contratti a termine sono diminuiti di 677 mila unità, mentre le partite Iva sono calate di 219 mila unità.

Scarsa la compensazione sul fronte dei dipendenti stabili, aumentati di 55 mila, considerando che nel periodo esaminato era in vigore il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è quindi sceso al 57,6%, mentre quello di disoccupazione è calato all’8,3%.

Un calo legato all’aumento degli inattivi, cresciuti del 10% rispetto al trimestre precedente, portandosi a 14,1 milioni. Sono crollate le ore lavorate: rispetto ai tre mesi prima, il calo è stato del 13,1%. Del 20% rispetto all’anno precedente.

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