Coronavirus, ufficiali i primi mini-lockdown a Latina e provincia. La Asl: «Superata la soglia d’attenzione»

Prospettive future «altamente preoccupanti». 14 Comuni hanno superato la soglia d’attenzione: 10 casi ogni 10mila abitanti. I dati del territorio pontino allarmano e Zingaretti interviene con un’ordinanza

È a Latina la prima “zona rossa” del periodo autunnale, giorni in cui la ripresa veloce della curva epidemica ha cominciato a preoccupare e non poco. Il mini lockdown, ipotizzato spesso nelle settimane addietro per arginare il boom di contagi registrato nel territorio pontino, è stato ora ufficializzato dall’ordinanza della Regione Lazio. Il governatore Nicola Zingaretti ha stabilito serie restrizioni anti Covid per i territori da Aprilia a Garigliano che andranno avanti, per il momento, per 14 giorni.


Pub, ristoranti e bar chiuderanno a mezzanotte con un numero massimo di 4 ospiti a tavolo. Per feste e cerimonie religiose invece il contingentamento sarà previsto a 20 persone, mentre il divieto di assembramento varrà per scuole, luoghi e uffici pubblici. Il mini lockdown prevederà anche lo stop alle visite ai pazienti ricoverati in strutture sanitarie o sociosanitarie, mentre per palestre e scuole di ballo gli ingressi saranno contingentanti. Per ora le attività lavorative non sono state sottoposte ad obblighi ma l’invito è quello di preferire lo smart-working.

Le misure sono in vigore da oggi e tenteranno di arginare la sempre più diffusa preoccupazione degli operatori sanitari sulla velocità di trasmissione dei contagi. «Ben 14 Comuni hanno superato abbondantemente la soglia di attenzione», ha detto il direttore generale dell’Asl di Latina, Giorgio Casati, «fissata in 10 casi attivi per 10.000 abitanti, e altri 4 si avvicinano a tale parametro». Il direttore commenta le misure restrittive previste da Zingaretti definendo i dati disponibili come «l’evidenza inequivocabile che il virus è estremamente diffuso in tutta la Provincia». Un allarme riferito certamente alla situazione attuale ma che guarda a prospettive future «altamente preoccupanti», come le ha definite lo stesso Casati.

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