Il virologo Clementi: «Il Cts ci tratta come bambini, ma serve solo prudenza: non ci barrichiamo in casa»

Per il professore del San Raffaele oltre i 10mila contagi saranno necessarie chiusure locali

L’obbligo di mascherine all’aperto e l’estensione dei Paesi da cui sarà obbligatorio fare il tampone al rientro. Con il nuovo Dpcm il governo prova ad arginare la diffusione dei contagi. Secondo Massimo Clementi, professore di Virologia al San Raffaele di Milano, il Comitato tecnico scientifico «ci tratta come bambini, ma bisogna spiegare che per continuare a vivere è necessario stare più attenti». In un’intervista a La Stampa, il professore nota come il ritorno dei vacanzieri da Spagna, Grecia e Croazia ha contribuito a reimportare cariche virali importanti, «mentre da noi si era scesi a pochi casi al giorno e gli ospedali erano vuoti».


A fare il resto è stato poi il ritorno al lavoro e a scuola. Sulla base di modelli matematici – aggiunge Clementi – ogni ondata dovrebbe essere più lieve della precedente: «Il prossimo picco sarà più basso e gestibile, perché abbiamo farmaci ed esperienza». Rispetto alla prima ondata non ci sono ancora elementi scientifici sufficienti per stabilire se il virus sia meno aggressivo, tuttavia, dice Clementi: «La clinica è un po’ cambiata perché rispetto alla prima ondata si infettano di più i giovani e il 95 per cento risulta paucisintomatico o asintomatico».

In Francia si registrano oltre 18mila contagi al giorno. E se in Italia si arriverà a 10mila «bisognerà intervenire con chiusure almeno locali». Clementi invoca prudenza, ma senza chiudersi in casa: «Se non usciamo più l’economia muore, mentre con le dovute cautele bisogna continuare a vivere». C’è poi la questione dei tamponi. Per Crisanti la soglia da raggiungere è quella dei 300 mila al giorno, ma Clementi non è d’accordo: «Non bastano per risolvere il problema. Si troverebbe qualche asintomatico in più, ma non varrebbe la spesa. A parte che al momento non ci
sono le strutture».

Foto copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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