Ricciardi cauto sul nuovo Dpcm: «Insufficiente». Galli: «Tutti in auto-lockdown: se funziona lo vedremo fra due settimane»

I medici e gli scienziati hanno ancora pareri discordanti, anche sull’efficacia a breve termine delle misure prese dal governo

Il nuovo Dpcm è fa discutere gli esperti. Secondo Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, le misure entrate in vigore da oggi, 26 ottobre, «sono un passo avanti, ma non sufficiente per affrontare la circolazione del virus in questo momento». Citando una ricerca dell’università di Edimburgo pubblicata su The Lancet, ha affermato che «allo stato attuale delle cose l’unico modo per rallentare l’indice di contagio è il lockdown, anche non generalizzato».


Nel suo intervento a Omnibus su La7, ha spiegato che è necessario, dove l’indice di contagio è alto, «chiudere le scuole, passare allo smart working e imporre limitazioni sui trasporti pubblici». «Se adottassimo ora questa misure in città come Roma, Milano e Napoli – ha detto – potremmo raddizzare l’indice di contagio. Ho consigliato al ministro Roberto Speranza queste misure e sono sicuro che le abbia raccomandate fortemente, ma poi – ha concluso – è la politica a prendere le decisioni».

Clementi (San Raffaele): «Dpcm efficace»

La posizione sul Dpcm di Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, è invece più ottimistica. Al contrario di quello di una settimana fa, che definisce «troppo blando», le nuove disposizioni contro il Coronavirus potrebbero «essere efficaci» nel tenere a bada la curva dei contagi. Ma resta un problema: quello dei mezzi pubblici. «I trasporti sono un settore molto critico», ha detto in un’intervista a Giampiero Calapà sul Fatto Quotidiano. «Abbiamo 20 mila autobus turistici privati fermi, con altrettanti autisti disoccupati. Non capisco perché non vengano utilizzati».

A parte questo tema, a suo avviso la situazione non è drammatica come in passato: «Il tasso di ospedalizzazione non è quello di marzo e siamo diventati più bravi sia a curare sia a diagnosticare». Clementi critica anche i colleghi che insistono con «toni terroristici»: «Ricordo sempre che i decessi sotto i 40 anni sono l’1% e che la stragrande maggioranza dei morti sono 80enni con altre patologie». Il problema dal punto di vista ospedialiero, spiega, è che «portiamo troppe persone in ospedale» e facciamo «andare in tilt il sistema sanitario».

Le incertezze di Galli

Meno sicuro anche Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano: «Il nuovo Dpcm mi auguro che basti – dice in un’altra intervista di Calapà – ma non lo so e se qualcuno afferma di saperlo mente». E se il governo non se la sente di indire un lockdown, allora i cittadini lo facciano per conto loro: «limitatevi alle attività fondamentali legate al vostro lavoro e vedete meno persone possibili». In un’intervista alla Provincia Pavese poi il primario del Sacco ha aggiunto: «Nei prossimi 15 giorni è difficile che l’andamento migliori, ma subito dopo sapremo se sarà riuscito a contenere il contagio».

Nello scenario peggiore, da qui a venti giorni «in molte parti d’Italia il sistema sanitario andrà in crisi e avremo un numero di morti pauroso». Tenere alta l’allerta, dunque, anche per quanto riguarda le scuole: «Non mi è mai sfuggita l’importanza della didattica diretta – dice – ma qualcosa va sacrificato». E a proposito di docenti, da giorni Galli va ripetendo la necessità di fermare il concorso straordinario, che preoccupa parte dei precari interessati: «Muovere sessantamila persone in questo momento è una cosa che non si dovrebbe fare».

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