Un osservatorio per monitorare la diversità. Arriva la proposta di legge contro gli stereotipi nei libri di testo

L’Italia è al 76esimo posto su 153 paesi come equità di genere. «La scuola è il primo vero luogo in cui si combatte la disparità sociale», dicono da Movimenta. Primo firmatario, Alessandro Fusacchia

Le segnalazioni, a scuola, tra le chat di genitori e poi via in escalation sui social e sui giornali, sono cicliche. E i libri di testo al centro delle polemiche non risalgono, spesso, a decenni fa, ma solo a poco tempo addietro. Libri in cui può capitare di trovare scritte frasi come «Rossella è così bella da sembrare un angelo, mentre sua sorella è talmente brutta che nessun ragazzo la degna d’uno sguardo». Libri in cui le minigonne in fondo è meglio che le usi solo chi è magra. Testi in cui agli uomini capita di essere «talmente infuriati da non ragionare più». E in cui non mancano scene da grande classico: la mamma cucina, il papà legge il giornale.


Contro queste cronache sessiste che non appartengono al secolo scorso ma al materiale didattico dei figli e delle figlie di oggi, arriva ora – come annunciato – una proposta di legge presentata oggi, 13 ottobre, alla Camera dei Deputati. Primo firmatario Alessandro Fusacchia. Con lui Laura Boldrini, Alessandra Carbonaro, Lucia Ciampi, Paolo Lattanzio, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto, Lia Quartapelle Procopio. Fusacchia, Quartapelle, Lattanzio, Muroni e Palazzotto sono esponenti della piattaforma politica Movimenta, in seno alla quale è nata la proposta.

«La scuola è il primo vero luogo in cui si combatte la disparità sociale», spiega Marzia Camarda, editor e referente di Movimenta. «Se consideriamo che l’Italia è al 76esimo posto su 153 paesi come equità di genere è chiaro quanto questa legge sia fondamentale. Insieme ad altre misure, la reale applicazione dei criteri dell’Unesco e la formazione per editor e insegnanti garantiranno contenuti di qualità per i nostri figli e figlie e un’offerta didattica sempre più solida». 

Dati, sul tema, non ce ne sono. C’è una ricerca del 2019 condotta dall’Università di Catania e coordinata dai professori Corsini e Scerri, che la deputata del Pd Laura Boldrini, da sempre in prima fila per queste battaglie, cita oggi in conferenza stampa. La ricerca si basa su uno studio condotto nel 2010 da Irene Biemmi, pedagogista, ricercatrice e docente di Pedagogia sociale presso il Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze.

«Dall’aggiornamento dell’università di Catania, è risultato che i dati di Biemmi del 2010 sono rimasti invariati, direi poco sorprendentemente», spiega. Dalla ricerca si evince che agli uomini sono attribuite nei libri scolastici ben 70 professioni: c’è lo scienziato, il calciatore, il medico, l’esploratore. Alle donne, invece, 23 “mestieri”. Come quali? Sono, tra gli altri, mamma, maestra, «la strega, la fata, la principessa, la cameriera», spiega Boldrini. «Per non parlare degli aggettivi: audaci, valorosi, coraggiosi, seri. Le femmine sono antipatiche, pettegole, invidiose, smorfiose e, se va bene, affettuose. Poi pazienti, docili e carine». Anche basta, no? «Dobbiamo iniziare dai libri di testo per lo sviluppo del nostro paese», avverte l’ex presidente della Camera.

Di stereotipo in stereotipo

I libri di scuola dovrebbero essere strumenti di crescita e inclusione, e risultano invece spesso pieni di stereotipi che rafforzano l’immagine di una donna discriminata, spiegano i promotori dell’iniziativa. E i casi non mancano, neppure negli ultimi tempi. A inizio mese, per esempio, nel gruppo No Una De Mancu – Non Una di meno in sardo – si segnala un testo de La valigia dei sogni 2 a pagina 15, adottato, si spiega, «sicuramente inconsapevolmente, nella classe seconda della Scuola Primaria dell’IC2 di Siniscola», in provincia di Nuoro.

«Che strani i genitori», si legge nel titolo. Ci sono una mamma e un papà che litigano. Lei piange, lui si imbarazza, le dice «Su, su, su», aggiunge di essersi comportato «come un bruto» (testo in arancione. Ma lei dice che no, è tutta colpa sua. Poi fanno la pace e mamma, a suggello, va in cucina a preparare le patate fritte. Una scena che fa venire i brividi a chi si occupa di violenza domestica. Mentre non mancano i commenti – anche in gruppi che si autodefiniscono «femministi», di «non esagerare». Mica dice che l’ha menata. Ma va là, che violenza è mai questa?

Stereotipi più o meno espliciti. Come quello – questa volta i libri di testo non c’entrano, ma la scuola sì – dei grembiuli. Segnalazione, anche questa, rimbalzata nei giorni scorsi di post in post. «Tra i grembiuli per bambine ce ne era uno decorato con il disegno di un rossetto e due labbra carnose. Tra quelli per i bimbi, invece, le decorazioni erano di altri tipi: righelli, matite e squadre», si leggeva sulla pagina di Se Non Ora Quando News. «Maniscalco ha pubblicato su Facebook le foto dei due grembiuli commentando: “Cara Upim, qual è il messaggio? Dedicati a quello che fa per te, il make up. Lui ingegnere, lei bella donna”».

La proposta

Un problema grave che ha visto negli anni alcuni tentativi di risoluzione poco riusciti e che adesso alcuni deputati e deputate di più schieramenti politici e di Commissioni parlamentari diverse hanno deciso di affrontare con questa proposta di legge. L’obiettivo è aiutare scuole ed editori «a fare fronte comune per contrastare gli stereotipi di genere, e in generale promuovere la diversità nei libri di testo, secondo quanto anche chiesto da anni dall’Unesco».

Già, ma come? Da un lato c’è il tentativo di autoregolamentazione del settore dell’editoria scolastica «attraverso l’esperienza del Codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (POLITE) dell’Associazione Italiana Editori, realizzato in accordo con il ministero dell’Istruzione».

Dall’altro, ora, questa proposta di legge che «non intende sostituire con una regolamentazione pubblica tale esperienza, quanto incentivare e promuovere il rispetto degli standard più avanzati in materia di inclusione e diversità nel campo dell’editoria scolastica, puntando sul monitoraggio, la sensibilizzazione l’accompagnamento, e la formazione degli operatori della filiera, e la costruzione di un canale di dialogo costante e regolare con gli editori». Con un sistema che si potrebbe definire di «certificazione di qualità».

  • Istituzione di un Osservatorio Nazionale sulla diversità e l’inclusione nei libri di testo scolastici, chiarendone composizione e durata in carica dei membri, presso il ministero dell’Istruzione
  • L’Osservatorio dovrà «redigere le Linee guida sulla diversità e l’inclusione nei libri di testo, da aggiornare ogni cinque anni e programmando in quali ambiti dell’editoria scolastica si concentrano ogni anno i lavori dell’Osservatorio. L’Osservatorio esprime un parere sui libri di testo esaminati, motu proprio o su segnalazione di un editore o di una scuola. Qualora il parere risulti positivo, al libro viene assegnato un riconoscimento positivo che l’editore appone sul libro di testo. In caso di parere non positivo, l’Osservatorio si rende disponibile ad accompagnare l’editore nel percorso di revisione del testo».
  • L’Osservatorio elabora «periodicamente una relazione sul lavoro svolto e sui principali dati raccolti, da inviare alle Commissioni parlamentari competenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica».
  • E propone un piano di formazione per editor e altri operatori professionali del settore.
  • Al ministero dell’Istruzione viene richiesto «di inserire nei propri piani formativi per il personale delle scuole e della propria Amministrazione centrale e periferica dei percorsi di formazione e aggiornamento sui temi della diversità e dell’inclusione».
  • L’Osservatorio deve «relazionare sullo stato della diversità e l’inclusione all’interno dei percorsi scolastici e di esprimere un parere per il loro rafforzamento».

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