Coronavirus, immunità naturale usando gli asintomatici come vaccino? La smentita di The Lancet

La Covid-19 non sparirà lasciando che i più si ammalino. La lettera degli 80 scienziati su The Lancet

Come abbiamo visto in precedenti articoli, dagli Stati Uniti giungono fin qui tesi preoccupanti, in base alle quali lasciare il nuovo Coronavirus libero di diffondersi garantirebbe una immunità di comunità; si tratta della tesi sulla cosiddetta immunità naturale, realizzata lasciando che gli asintomatici aiutino il virus a diffondersi, immunizzando così la popolazione. Una tesi già smontata da diversi studi, come quello di The Lancet relativo alla popolazione spagnola, del luglio scorso. A riprova di questo, arriva sempre attraverso The Lancet una lettera sottoscritta da 80 scienziati, (qui il documento coi firmatari) in parallelo ad alcune dichiarazioni trasmesse qualche giorno fa dalla Casa Bianca, a sostegno della cosiddetta “Great Barrington declaration“.

Le fallacie della Great Barrington declaration

La Great Barrington Declaration promuove l’idea secondo cui l’immunità naturale possa essere sufficiente, piuttosto che attendere una vaccinazione di massa.

«L’approccio più compassionevole che bilancia i rischi e i benefici del raggiungimento dell’immunità ddi gregge – riportano gli autori della dichiarazione – è quello di consentire a coloro che sono a rischio minimo di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l’immunità al virus attraverso l’infezione naturale, proteggendo meglio coloro che sono al massimo rischio. Chiamiamo questa protezione mirata».

È vero, non sappiamo nemmeno se i futuri vaccini anti-Covid garantirebbero un’immunità durevole oltre qualche mese. Non di meno, un conto è esporre il sistema immunitario a un virus realmente attivo e ad alta trasmissibilità, un altro quello di utilizzare una “finta infezione”, che stimolerebbe le nostre difese in tutta sicurezza. Questo non dovrà prescindere dalle altre misure: uso delle mascherine per mitigare il ruolo degli asintomatici nella diffusione della pandemia, e distanziamento sociale. Tutti temi spesso fraintesi. Entriamo ora nel merito della lettera.

Perché l’immunità naturale contro la Covid-19 è infondata

Gli autori mettono subito in chiaro che data l’alta trasmissibilità, e tenuto conto della relativa quota di decessi, sarebbe impensabile lasciare che il virus faccia il suo cammino naturalmente, se non a caro prezzo. Questo considerate anche evidenze emergenti, riguardo a patologie persistenti nel lungo periodo, come avevamo riportato anche nei nostri articoli precedenti.

Inoltre, si ricordano le nostre scarse certezze su quanto possa durare l’immunità dei guariti. Altre evidenze, per quanto limitate, mostrano infatti casi di presunta re-infezione. Anche se per chi le subisce sarebbero un ritorno in forma lieve, resta il problema della trasmissibilità ad altri ancora suscettibili di avere una prima infezione.

La credenza in base alla quale asintomatici e presintomatici siano una sorta di «vaccino ambulante», non è sostenibile da alcun esperto serio; di certo non viene dimostrata da chi predica l’immunità naturale. Se la preoccupazione è quella di avere ripercussioni economiche negative, significa che non ci si rende conto di quanto devastante sarebbe per le finanze nazionali, lasciare la Covid-19 libera di circolare, senza la potente arma di un piano vaccinale mirato:

«Questo è un errore pericoloso non supportato da prove scientifiche – confermano gli autori della lettera – Qualsiasi strategia di gestione della pandemia basata sull’immunità da infezioni naturali per COVID-19 è difettosa. La trasmissione incontrollata nei giovani ha rischi di morbilità e mortalità significative in tutta la popolazione. Oltre al costo umano, ciò avrebbe un impatto sulla forza lavoro nel suo complesso e sopraffarebbe la capacità dei sistemi sanitari di fornire cure acute e di routine».

Questa pandemia non si combatte girandoci dall’altra parte

Fin’ora si è stati tentati di demonizzare una misura di contenimento, rigettando quindi tutte le altre. In realtà occorre una sinergia di misure differenti, che permettano di continuare la vita sociale in sicurezza. Questo impegno riguarda tutti, perché altrimenti i danni riguarderebbero tutte le fasce sociali.

I virus non guardano nel portafogli dei potenziali ospiti; forse chi si preoccupa dei danni economici nel breve periodo, sacrificando un beneficio comune per tutti, ma dopo un periodo relativamente lungo di sacrifici, invece sì.

«L’evidenza empirica di molti paesi mostra che non è fattibile limitare i focolai incontrollati a particolari settori della società – continuano gli scienziati – Un simile approccio rischia inoltre di esacerbare ulteriormente le disuguaglianze socioeconomiche e le discriminazioni strutturali già messe a nudo dalla pandemia. Sono essenziali sforzi speciali per proteggere i più vulnerabili, ma devono andare di pari passo con strategie su più fronti a livello di popolazione».

«Controllare la diffusione nella comunità del COVID-19 è il modo migliore per proteggere le nostre società ed economie fino all’arrivo di vaccini e terapie sicuri ed efficaci nei prossimi mesi – concludono gli autori – Non possiamo permetterci distrazioni che minano una risposta efficace; è essenziale che agiamo con urgenza sulla base delle prove».

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