Vandalizzate le opere del museo di Berlino. Il sospetto sui QAnon c’è, ma debole e a loro «vantaggio»

Sono ancora in corso le indagini, ma l’unico sospetto è quello del movimento complottista proveniente dagli Stati Uniti

Il 3 ottobre 2020 si è verificato un vero e proprio atto vandalico contro le opere esposte presso l’Isola dei Musei a Berlino. La Polizia e la Prussian Cultural Heritage Foundation hanno confermato il danneggiamento di circa 63 reperti – di cui tre in prestito da musei e privati – attraverso l’utilizzo di un liquido oleoso, per fortuna non corrosivo ma estremamente difficile da rimuovere dalle diverse superfici coinvolte. Si pensa che gli autori siano legati al movimento complottista nato negli Stati Uniti, i QAnon.


ANSA/WEB/BILD ON LINE | La pagina online del tabloid ‘Bild’, Berlino, 21 Ottobre 2020

Come è possibile che sia accaduto tutto ciò senza che fosse stato filmato qualcuno dalle telecamere di sicurezza? Ecco, questo è un punto dolente per i gestori del museo perché in realtà ne sono state installate poche e solo in qualche sala, non in tutte. Un elemento utile per le indagini potrebbe essere l’acquisto online dei biglietti, dove gli acquirenti hanno rilasciato i propri contatti e indirizzi di casa. Alcuni di questi sarebbero già stati contattati nell’arco dell’ultima settimana, ma non si conoscono gli esiti dell’indagine.

La Polizia tedesca sta ancora indagando. Al momento c’è il sospetto su un probabile movente, quello dei seguaci del cospirazionismo del movimento QAnon dove in Germania troviamo tra i più accaniti sostenitori lo chef vegano Attila Hildmann, lo stesso che venne arrestato durante la manifestazione negazionista tenutasi a Berlino il 30 agosto 2020. Secondo il complottista all’interno del museo ci sarebbe il trono di Satana dove verrebbero sacrificati i bambini con atti di pedofilia violenta.

La foto auto-celebrativa pubblicata da Attila nel suo canale Telegram il 21 ottobre 2020.

Risulterebbe strano come attacco QAnon. Ad essere danneggiate sono opere come statue egizie, sarcofaghi, immagini di divinità greche e dei dipinti europei del XIX secolo non collegabili con le credenze dei complottisti. L’unico collegamento potrebbe essere un’opera dell’occultista Jean Delville sull’inferno e la dannazione, ma potrebbe trattarsi soltanto di una casualità. I sospetti che portano ad Attila sono per lo più i suoi interventi social in cui istiga all’azione contro luoghi e persone.

Julius Geiler, reporter presso il Tagesspiegel, pubblica uno screenshot del 23 agosto del canale Telegram di Attila Hildmann dove sarebbe stato condiviso un messaggio Whatsapp in cui si invitava le persone a distruggere il tempio di Satana, associandolo proprio al Pergamon Museum.

Un post Telegram del 21 ottobre in cui conferma la sua idea: nel museo c’è il trono di Satana e «casualmente» a 50 metri abita Angela Merkel.

Attila è estremamente convinto che all’interno del museo ci sia il trono di Satana e che Angela Merkel, abitando in zona, sarebbe dunque coinvolta nei diabolici eventi. Lo dichiara in un post Telegram del 4 settembre 2020 in cui gonfia il petto contro la stessa cancelliera tedesca ricordandole che un giorno verrà rinchiusa in cella e processata in un tribunale militare con l’accusa di aver venduto la Germania all’élite finanziaria, a Big Pharma e a Bill Gates.

Il post Telegram di Attila in cui parlava di Angela Merkel, del Pergamon Museum e dell’altare di Satana a Berlino.

Attila è contento degli attacchi che sta ricevendo, sostiene di non avere paura e che dovrebbero essere gli altri ad avere paura di lui perché – secondo quanto scrive sempre su Telegram – sarebbe sostenuto da Dio. Non nega o conferma il suo coinvolgimento con gli atti vandalici, ma si dichiara ampiamente soddisfatto che si parli delle presunte attività sataniche a Berlino, ritenendo che ormai la Polizia sarebbe obbligata a indagare sui rituali pedofili che si starebbero svolgendo all’interno del museo.

Il post Telegram del 21 ottobre dove sostiene di non avere paura degli attacchi che sta subendo e che piuttosto dovrebbero avere paura di lui perché sostenuto da Dio.

Per Attila ci sarebbe stato solo un momento di rabbia e debolezza causato da un articolo del Tagesspiegel. Il reporter Julius Geiler, a tal proposito, pubblica uno screenshot raffigurante alcuni messaggi presenti nel canale Telegram di Attila, uno in cui il cuoco vegano critica l’articolo e un altro successivo dove domanda ai suoi oltre 100 mila iscritti cosa farebbero ai satanisti e pedofili: distruggerli in nome di Dio oppure no?

Il sondaggio, come riporta Julius nel suo tweet, è stato eliminato poco dopo la sua pubblicazione. Forse era troppo esplicito e facilmente associabile al post precedente in cui criticava l’articolo del Tagesspiegel e lo avrebbe rimosso per evitare eventuali ripercussioni, ma ormai è troppo tardi.

Restano alcune problematiche. I QAnon stanno cavalcando il caso per diffondere ulteriormente le loro assurde teorie attraverso l’attenzione dei media, ma sono altrettanto convinti che ora le forze dell’ordine sarebbero obbligate a sentire le loro ragioni e indagare sulle attività pedo-sataniche. Cosa succederà se non verrà svolta alcuna indagine in merito o se questa si rivelasse inconcludente? Per loro la risposta c’è ed è già pronta: «vogliono insabbiare tutto, dunque dovremmo fare da soli». Insomma, qualunque cosa accada per loro – nella loro personale convinzione – sarà comunque un successo.

Dovremmo attendere la conclusione delle indagini, ma quel che è certo è che le strutture colpite non si sono rilevate affatto sicure rischiando che accadesse qualcosa di peggio: al posto della sostanza oleosa i delinquenti avrebbero potuto usare una sostanza corrosiva danneggiando definitivamente le opere esposte. Per fortuna non è successo.

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