Dpcm, chiude i battenti anche la palestra di Judo di Gianni Maddaloni, punto di riferimento per i ragazzi di Scampia

Allenamenti sospesi per i giovani tolti dalla strada da uno dei centri tecnici di judo «più forti al mondo». «La malavita è in agguato – dice Maddaloni – sta solo aspettando che qualcuno dei miei ragazzi torni in strada»

A Scampia tutti conoscono Gianni Maddaloni, l’insegnante di Judo che salva i ragazzi dalla strada per insegnare loro a praticare uno sport. Nato a Napoli nel 1956, nel 2000 fonda, nel quartiere noto per l’elevato tasso di criminalità, la Star Judo Club Napoli. Quella palestra per tanti, più o meno giovani, è diventata “casa”. Maddaloni insieme ai suoi collaboratori passa le giornate, tra un allenamento e l’altro, a togliere gregari alla camorra. Quelle quattro mura sono «linfa» per i ragazzi. Ora, invece, con le nuove disposizioni volute dal governo Conte per arginare il contagio da Coronavirus, Maddaloni e i suoi chiudono i battenti.


Già, perché tra i punti contenuti nell’ultimo Dpcm firmato il 25 ottobre, e che avrà validità fino al 24 novembre, c’è il famoso stop all’attività delle palestre. «Mi sento male perché i miei ragazzi non possono più allenarsi – racconta l’allenatore -. In prima battuta hanno deciso per il blocco totale. Ora invece sembra ci saranno misure ad hoc per chi pratica questa disciplina a livello agonistico». Tra i suoi fiori all’occhiello, Antonio Bottone. Giovanissimo, con un passato in strada e suo padre nel carcere di Poggioreale prima e di Tempio Pausania, in Sardegna, poi. Per il poco più che ventenne questi sono anni d’oro. «Lui è un figlio delle Vele, a ottobre ha vinto il titolo italiano di campione junior di Judo. E il 4 novembre partirà per i campionati europei in Croazia».

GIANNI MADDALONI | Antonio Bottone
GIANNI MADDALONI | Antonio Bottone

A nulla è valso allinearsi ai protocolli stilati di volta in volta dalle autorità per la sicurezza in tempo di pandemia. «Abbiamo speso migliaia di euro. Prima la sanificazione, poi i disinfettanti quindi le mascherine, gli ingressi contingentati, il distanziamento. Ci siamo attenuti a qualsiasi postilla ci fosse nei documenti». Un’attività, quella condotta da Maddaloni, che già di suo non frutta granché. «Quello che facciamo qui è molto particolare: aiutiamo gli altri. Le entrate mensili sono di circa 3.000 euro, e tra spese e altro ogni mese pago 2.900 euro. Fate i conti».

La Star Judo Club di Napoli non è solo una delle palestre che ora si trovano a dover subire, ancora una volta, le piroette di regole che cambiano in corsa. «Stiamo parlando di uno dei centri tecnici più forti al mondo». Con la pandemia gli incassi stentano a entrare, nonostante le tariffe siano più che concorrenziali. «Qui gli iscritti pagano 20 euro al mese». Ma iscrizioni poche. «Questa mattina – dice Maddaloni – ho dovuto dire al gruppo di detenuti che viene qui ad allenarsi che sarebbero dovuti tornare in carcere perché non posso più offrire loro quello che avevo da offrire fino a ieri».

«C’è confusione, anche nel governo. Prima dichiarano una cosa, poi ritrattano e ne dicono un’altra – si sfoga Maddaloni -. Qui parliamo di periferia napoletana. La malavita è in agguato, sta solo aspettando che qualcuno dei miei ragazzi torni in strada. E vi assicuro che nessuno di loro vuole tornare a fare quella vita».

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