Usa 2020, il Senato conferma Amy Coney Barrett. E i democratici chiedono di espandere la Corte Suprema

Con la nomina di Barrett la Corte suprema si sposta a destra. I democratici annunciano battaglia e tornano a proporre di aumentare il numero dei giudici che la compongono

Alla fine Donald Trump e i repubblicani ce l’hanno fatta: Amy Coney Barrett è stata confermata dal Senato americano. Sarà lei a sostituire l’icona progressista Ruth Bader Ginsburg alla Corte Suprema. Come era previsto, un solo membro del partito dell’elefantino – la senatrice Susan Collins del Maine – ha votato contro e la giudice, che era già stata approvata dalla commissione giustizia del Senato la settimana scorsa, è stata confermata con una maggioranza di 52 voti contro 48. Non accadeva da oltre un secolo e mezzo che un giudice venisse confermato senza neanche un voto dal partito di minoranza, un segno delle profonde divisioni nel Paese.


La Corte suprema si sposta a destra

EPA/JIM LO SCALZO | L’esultanza dello speaker dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, ottobre 2020

L’elezione di Barrett alla Corte Suprema rischia di accentuarle ulteriormente. Innanzitutto, con Barrett la Corte si sposta a destra: d’ora in avanti la maggioranza conservatrice non sarà più 5-4, come era ai tempi di Ginsburg, ma 6-3. Molti democratici (e liberali) temono che questo possa portare la Corte a rivedere una serie di leggi che nel corso degli ultimi decenni hanno ampliato la gamma di diritti di cui dispongono i cittadini americani.

Primo su tutti: la sentenza Roe vs. Wade con cui l’aborto venne legalizzato nel 1973. Barrett, che appartiene a un gruppo cattolico chiamato People of Praise, ha dato più volte prova di essere contraria alla sentenza. Altro argomento di scontro riguarda la sanità pubblica. Come ha scritto su Twitter la vice di Biden, Kamala Harris, la nomina di Barrett potrebbe portare – almeno così temono i democratici – a smantellare il sistema di protezioni sanitarie introdotte dall’amministrazione Obama.

Ma a scatenare l’indignazione dei Dem non sono tanto il profilo o le idee della Barrett quanto il tempismo della sua nomina da parte di Donald Trump – a poco più di un mese dalle elezioni – e la sua conferma, a poco più di una settimana dal 3 novembre. In circostanze simili quattro anni fa i repubblicani si erano rifiutati di tenere le audizioni per il giudice nominato da Barack Obama.

Oggi, i democratici accusano i repubblicani di aver voluto mettere a segno un’ultima vittoria in previsione di una possibile sconfitta di Trump nelle presidenziali, approfittando della loro maggioranza al Senato. Nel motivare la scelta di nominare Barrett in tempi rapidi Trump ha anche citato la necessità di avere una Corte al completo nel caso in cui l’esito del voto dovesse essere contestato.

Ma i democratici non si limitano all’invettiva. Poco dopo la conferma di Barrett, diversi esponenti – tra cui Alexandria Ocasio-Cortez – sono tornati a proporre di «espandere la Corte», aumentando il numero di giudici che la compongono, così da cambiare gli equilibri al suo interno. Un’ipotesi che in precedenza né Biden né Harris – che oggi ha definito l’elezione di Barrett «illegittima» – hanno voluto smentire.

Ad ogni modo, la serata si è conclusa con una cerimonia di insediamento fuori dalla Casa Bianca in cui Barrett ha giurato che avrebbe svolto il suo lavoro «senza timori o favori» e in modo indipendente. La nuova giudice della Corte Suprema – la terza ad essere nominata da Trump nei quattro anni in cui è stato presidente degli Stati Uniti – ha dichiarato solennemente: «Amo la Costituzione e la repubblica democratica che istituisce e mi dedicherò a preservarla».

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