Coronavirus. Sequestrate mascherine cancerogene col biossido di titanio? No! Basta allarmismi!

Le mascherine contengono quantità cancerogene di TiO2? Attenzione ai facili allarmismi

Le suggestioni riguardanti la possibilità che le mascherine, raccomandate per contenere la diffusione del nuovo Coronavirus, possano farci venire il cancro escono dalla porta principale, dopo aver esaminato l’infondatezza di quelle presentate da sedicenti esperti, a proposito di presunti eventi avversi come l’acidosi; potrebbero però rientrare dalla finestra attraverso allarmismi ingiustificati riguardo a presunte quantità elevate di sostanze cancerogene nelle stesse. Parliamo a proposito del biossido di titanio (TiO2), che sarebbe stato trovato recentemente in alcuni lotti di mascherine chirurgiche prive di documentazione.

Il sequestro dei lotti e la denuncia di Adiconsum

Secondo un recente servizio del TGR Veneto, riguardo a una analisi su diversi lotti di mascherine chirurgiche dalla Guardia di finanza di Padova, sarebbero state trovate fino a duemila parti per milione (ppm) di biossido di titanio, «una sostanza controversa – riporta il servizio – che la Francia ha messo al bando, ma ritenuta sicura nel resto dell’Unione europea». 

Occorre fare una precisazione importante. I finanzieri di Padova, come accennato nel servizio, non hanno sequestrato i lotti per via della «sostanza controversa», ma per mancata documentazione. La denuncia verrebbe invece dall’associazione Adiconsum. Abbiamo contattato la GdF di Padova per avere maggiori chiarimenti. I militari ci hanno spiegato che non sapevano nemmeno del biossido di titanio al momento del sequestro, e che solo in seguito hanno sottoposto le mascherine ad analisi, ma non hanno potuto ancora fornirci gli esiti. 

Biossido di titanio e principio di precauzione

A questo punto vengono spontanee diverse domande: chi ha svolto le analisi? Cosa si intende per sostanza bandita dalla Francia? Perché nei Paesi dell’Unione non vi sarebbero problemi? Andiamo con ordine.

La denuncia proverrebbe quindi da Adiconsum Veneto, con la richiesta di normare la presenza di biossido di titanio in questi dispositivi. Alcune ricerche scientifiche non concordi tra loro, secondo il servizio del TGR, dimostrerebbero che tale sostanza sarebbe cancerogena. L’Associazione dei consumatori avrebbe quindi avuto la possibilità di analizzare alcuni dei lotti sequestrati dalla Guardia di finanza.

Nel video del TGR leggiamo fin dai primi istanti il valore «2677», che supponiamo essere le parti per milione trovate nelle mascherine. Secondo un report della ECHA (Agenzia chimica europea) del maggio 2016, il biossido di titanio si sarebbe rivelato non cancerogeno nei ratti sottoposti a dosi tra 25mila e 50mila ppm. Non si sarebbe riscontrata infatti alcuna «mortalità, nessun effetto sul guadagno corporeo e nessuna patologia macroscopica o microscopica alla dose più alta testata». 

Quanto sarebbe cancerogeno il TiO2 secondo IARC?

Non deve stupirci quindi, se oggi è possibile trovare TiO2 anche nei dentifrici, date le sue proprietà sbiancanti. È vero ch’è stato classificato dal IARC nel gruppo 2B (possibilmente cancerogeno per l’uomo), non di meno, questo significa che «ci sono alcune prove che possa causare il cancro negli esseri umani, ma al momento non sono conclusive». Il punto sarebbe anche quello di vedere fino a che dosi queste sostanze si dimostrerebbero «possibilmente cancerogene» e in che modalità (assunte nella dieta, tramite il respiro, al tatto, eccetera). 

Il divieto in Francia

Secondo un articolo di Altro Consumo dell’aprile 2019, riguardo al divieto del Governo francese «di commercializzazione degli alimenti che contengono biossido di titanio (E171) a partire dal 2020», questa sarebbe motivata dalla «assenza di dati che consentano una valutazione certa del rischio». Non vogliamo giudicare questa applicazione del principio di precauzione, argomento che avevamo del resto già trattato nella questione delle proteste contro la rete 5G. Facciamo solo notare che anche in questo caso, non parliamo di un provvedimento dettato da evidenze significative, riguardo all’esistenza concreta di un pericolo per la salute, sia a livello alimentare che ambientale. Ricordiamo sempre che è la dose a fare il veleno.

Il parere degli esperti dell’Unione europea

Quindi l’Europa che dice? Vale la pena dare un’occhiata a cosa sostiene la massima autorità in merito, ovvero l’EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare). Il parere della commissione di esperti creata dall’Ente  – a cui fa seguito una rivalutazione risalente al 2016, basata sui dati più rilevanti a disposizione, «sull’assorbimento, la distribuzione e l’escrezione» – è in linea con quanto appurato dalla ECHA:

«L’assorbimento del TiO2 somministrato per via orale è estremamente basso e la bassa biodisponibilità del TiO2 sembra essere indipendente dalla dimensione delle particelle. Il gruppo di esperti scientifici ha concluso che l’uso di TiO2 come additivo alimentare non solleva preoccupazioni genotossiche … Da uno studio di cancerogenicità con TiO2 nei topi e nei ratti … Il gruppo di esperti scientifici ha notato che i possibili effetti avversi nel sistema riproduttivo sono stati identificati in alcuni studi condotti con materiale che era o nanomateriale non di grado alimentare o non adeguatamente caratterizzato … Il gruppo di esperti scientifici ha ritenuto che, sul database attualmente disponibile e le considerazioni sull’assorbimento di TiO2, i margini di sicurezza (MoS) calcolati dal NOAEL di 2.250 mg TiO2 / kg pc al giorno identificato nei dati tossicologici disponibili e nei dati sull’esposizione ottenuti da l’uso / i livelli analitici riportati di TiO2 (E 171) non sarebbero preoccupanti».

Vale la pena preoccuparsi per le mascherine?

In conclusione, come fa notare anche il collega Michelangelo Coltelli (Butac) su Facebook, sarebbe interessante se Adiconsum precisasse quali marche fossero responsabili di tali valori «controversi» di TiO2 nelle mascherine, dal momento che in generale, quelle certificate devono rispondere non solo della loro efficacia (come protezione individuale o di comunità), ma anche della loro sicurezza per la salute.

Adiconsum potrà anche fare una richiesta legittima nel volere dei limiti più precisi, non solo negli alimenti, ma non sembra che siano le mascherine il problema, tanto più che loro stessi invitano a non smettere di indossarle.

Il rischio è che altri produttori usino queste narrazioni a vantaggio delle proprie mascherine, un po’ come succede quando nei marchi dei prodotti alimentari si inserisce la dicitura «senza olio di Palma». Meglio evitare, no?

«A cosa serve far uscire articoli allarmistici che dicono che le mascherine sono cancerogene? – continua Coltelli – peccato che Adiconsum non abbia (furbamente) citato dei marchi, che oggi potrebbero (giustamente) fare causa a loro e a chi sta usando il loro allarmismo per farsi pubblicità in forma così becera».

Leggi anche: