Recovery Fund, i progetti dei ministri costano 35 miliardi di troppo. A Conte ora il compito di sforbiciare

I piani messi a punto dai vari dicasteri sforano il tetto di spesa. Il premier dovrà scegliere quali tenere e quali bocciare. Il rischio di tensioni interne all’esecutivo

La partita del Recovery Fund che spacca l’Unione europea rischia di agitare anche il governo Conte. Il nodo è quello dei progetti di spesa dei programmi che i vari ministeri stanno mettendo a punto e che, numeri alla mano, costano troppo rispetto a quello che è il finanziamento stabilito dalla Commissione. I piani sul tavolo di Conte superano di 35 miliardi di euro il tetto di spesa. Il premier Conte, dunque, dovrà ora scegliere quali interventi scartare, quali ridimensionare e quali invece fare confluire in toto nel piano complessivo. Una decisione delicata, che va a toccare i delicati equilibri interni all’esecutivo e che, riferisce Repubblica, non è attesa prima di settimana prossima.


Nell’ambito del Next Generation Eu, le risorse destinate all’Italia ammontano a circa 209 miliardi di euro, 81,4 miliardi a fondo perduto e il resto attraverso prestiti. Della quota prevista per i sussidi, 65,5 miliardi andranno a finanziare il Recovery and Resilence facility. In questo quadro, i ministri sono stati incaricati della stesura dei progetti che andranno a beneficiare delle risorse europee. Ma i conti non tornano. E non di poco. La questione è emersa nel corso di un confronto tra il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola, che tira le fila della partita, il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri e il premier Conte. Che nei prossimi giorni dovrà occuparsi in prima persona del dossier.

I tempi sono stretti

I tempi sono stretti, perché la settimana successiva è in agenda il Comitato interministeriale per gli Affari europei, occasione in cui Conte metterà i ministri al corrente delle proprie scelte. A fare le spese della sforbiciata del premier rischia di essere in particolare Paola De Micheli. Secondo quanto filtra da Palazzo Chigi, riferisce la Repubblica, la ministra dei Trasporti ha presentato progetti «troppo tradizionali che non rispondono in pieno ai criteri innovativi richiesti dalla Commissione». Tra i progetti messi a punto dai ministri, figurano interventi di varia natura, dal rifinanziamento degli incentivi di Industria 4.0 (Stefano Patuanelli) agli ecosistemi dell’innovazione al Sud (Gaetano Manfredi e Giuseppe Provenzano). A Conte il compito di fare una sintesi, evitando che la contesa interna all’esecutivo causi ritardi.

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