Galli e il sospetto sui numeri “variabili” dei posti letto: «A volte sembrano i carri armati del Duce» – Il video

«Il punto è che se ufficializzi un dato e poi non hai un personale per equipaggiare quella squadra mobile evidentemente ci si ritrova in crisi», sottolinea il primario del Sacco di Milano

A otto mesi dall’inizio dell’emergenza Coronavirus ci sono numeri che continuano a non tornare. Una discrepanza che riguarda, tra i vari dati, il numero dei posti letto negli ospedali e, in particolare modo, quello delle terapie intensive nelle varie regioni italiane. Lo sottolinea il professor Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, a margine del convegno Covid Geo: Comunità sicure. Scienza e tecnologia per ripartire in sicurezza e per sempre. «Se mettete a confronto la situazione delle terapie intensive e ospedalizzazione tra aprile e ora vedete bene che la differenza non c’è. La differenza però è data da una maggior diluizione tra le regioni», spiega il professor Galli. 


«C’è una grossa diatriba su quanti siano effettivamente i letti accessibili in rianimazione – prosegue il primario del Sacco – sembrano un po’, purtroppo, a un certo punto i carri armati del Duce». Il riferimento a Mussolini è legato al fatto che il Duce era solito spostare i mezzi ripetutamente al fine di farli sembrare di più di quanti non fossero in realtà. «Il punto è che se ufficializzi un dato e poi non hai un personale per equipaggiare quella squadra mobile – prosegue Galli – e se si parla di mobili (i letti fisici, ndr) e non di unità operative, evidentemente ci si ritrova in crisi».

Il caso della Sicilia

La critica di Galli trova a suo modo sponda nell’audio di Mario La Rocca, dirigente del dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute della Sicilia. Nell’audio inviato alle Asp siciliane lo scorso 4 novembre, proprio a ridosso, della divisione in 3 fasce delle regioni italiane da parte del governo, La Rocca sollecitava l’aggiornamento dei dati relativi ai posti letto per i malati Covid disponibili in regione.

E se da un lato c’è chi sostiene che tale sollecitazione sia servita a evitare che la regione finisse nella zona arancione o rossa, La Rocca si è difeso rispondendo che quell’audio fosse il frutto di rabbia accumulatasi per il mancato impegno di alcuni manager delle Asp siciliane nella riconversione dei reparti ordinari a reparti Covid. Un’«incavolatura», a detta di La Rocca, dovuta alla «mancanza di attributi», da parte di alcuni manager ospedalieri e delle Asp e «che dovevano applicare il piano della Regione destinando posti letto ai malati Covid, ma non lo facevano», poiché «alcuni medici non volevano trasformare i propri reparti da ordinari a Covid» e questi ultimi volevano «continuare a gestire pazienti (non Covid, ndr) in intramoenia».

In copertina: Il professor Massimo Galli

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