Caso Gregoretti, la prova della difesa di Salvini che tira in ballo Conte in un video. Oggi in aula Toninelli e Trenta

di Fabio Giuffrida

Conte oggi non è andato a Catania: verrà ascoltato a Palazzo Chigi. Chi ha impedito lo sbarco dei 131 migranti? Tutto il governo o solo l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini? Ecco come si difenderà il leader della Lega

È il luglio 2019 quando 131 migranti restano bloccati a bordo della nave Gregoretti, per sei giorni, in attesa che il ministero dell’Interno autorizzi lo sbarco. Un sequestro di persona, secondo l’accusa, una decisione del governo secondo Matteo Salvini, che all’epoca dei fatti era a capo del Viminale. A scagionare il leader della Lega e a dimostrare che dietro quella decisione ci sarebbe stato tutto il governo, Conte compreso, è spuntato un video che verrà portato al processo per il caso Gregoretti in corso a Catania e nel quale oggi è previsto un intervento del leader della Lega.


Il video che scagionerebbe Salvini

Si tratta di un filmato di un minuto e 50, datato 28 dicembre 2019 come scrive la Repubblica, in cui il premier, rispondendo a una domanda sul caso Gregoretti alla conferenza stampa di fine anno, dice: «Sicuramente c’è stato un coinvolgimento della presidenza del Consiglio, come è sempre avvenuto per la ricollocazione perché, con l’aiuto del ministero degli Esteri, abbiamo sempre lavorato noi per ricollocare e consentire poi lo sbarco. Non ho ancora avuto riscontri sul mio coinvolgimento per quanto riguarda lo sbarco, se troverò un frammento di coinvolgimento sarò io il primo a dirlo».

Salvini: «Ho salvato vite e protetto l’Italia»

Salvini, dunque, oggi interverrà in aula – nel corso della seconda udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio a suo carico – per ribadire che tutti i ministri fossero a conoscenza (e d’accordo) con il Viminale nel bloccare lo sbarco dei migranti. «Abbiamo salvato vite e protetto un paese. Risponderò di quello che avevo promesso agli italiani di fare, ovvero bloccare il traffico di esseri umani e il business dell’immigrazione clandestina». Poi si è detto «curioso» di ascoltare cosa diranno Conte, Di Maio, Toninelli e gli altri ministri «che con me condividevano questa linea».

Le risposte di Toninelli in aula

Ma Toninelli non sembra essere della stessa idea. «La linea del governo era quella di fare interessare gli altri Stati europei al collocamento dei migranti. Ma ogni sbarco era un caso a parte», ha detto rispondendo a una domanda dell’avvocata Giulia Bongiorno durante l’udienza preliminare. «Non ricordo, è passato tanto tempo…», invece, avrebbe risposto alla domanda «se ricordasse di aver firmato questo divieto di ingresso di transito e sosta». «C’è anche la sua firma su su questo episodio, la può riconoscere la sua firma?», ha chiesto la penalista. «Per l’assegnazione del porto sicuro a terra c’è un mandato unico al ministro dell’Interno che è il responsabile. Stiamo assistendo invece al tentativo di scaricare sul ministero dei Trasporti responsabilità sue. Un tentativo – ha aggiunto Toninelli – realizzato dall’uomo che diceva di difendere i confini italiani, che era l’uomo forte al governo».

Conte non è andato a Catania

Oggi, però, il premier Giuseppe Conte non ha preso parte all’udienza nell’aula bunker del carcere di Bicocca di Catania dove era stato convocato dal giudice dell’udienza preliminare Nunzio Sarpietro insieme ai ministri Elisabetta Trenta (Difesa) e Danilo Toninelli (Trasporti). Conte ha scelto di farsi interrogare nel suo ufficio: sarà il giudice a recarsi il prima possibile a Palazzo Chigi per ascoltarlo e per chiedergli quale sia stato il suo ruolo in questa delicata vicenda. Salvini, come è noto, è accusato di aver «abusato dei suoi poteri» da ministro «privando della libertà personale 131 migranti» dal 27 luglio 2019 al pomeriggio del 31 luglio. Il Gup dovrà stabilire anche la nuova data per lo svolgimento del processo e per le prossime audizioni, come testimoni, dell’attuale ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dell’allora vicepremier Luigi Di Maio e dell’ambasciatore Maurizio Massari.

L’inchiesta

Il fascicolo del giudice Sarpietro, intanto, si fa sempre più consistente. Dentro è finita la gestione di circa 140 sbarchi di migranti portati a termine negli ultimi anni. Occhi puntati sul caso Open Arms, per il quale Salvini è imputato di sequestro di persona e abuso di atti d’ufficio nel processo che si sarebbe dovuto aprire proprio oggi a Palermo ma che è stato rinviato al 9 gennaio per coincidenza delle date con il processo Gregoretti. Nel mirino sono finiti anche gli sbarchi della Sea Watch 3, uno della Alan Kurdi e due della Ocean Viking, avvenuti in epoca Lamorgese. Perché, in fondo, anche se i toni sono radicalmente cambiati, la linea dura dell’era Salvini è rimasta lì, anche con il nuovo governo Conte. Resta da capire cosa dirà oggi l’ex ministra della Difesa Trenta.

Foto in copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI

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