Le parole di Zaki alla madre: «Sono fisicamente esausto. E sono depresso»

di Valerio Berra

Appena dopo la visita in carcere, la famiglia di Zaki ha spiegato che ha il «cuore spezzato» a vedere il ragazzo nelle condizioni in cui viene detenuto

Questa volta Patrick Zaki ha affidato la sua testimonianza alla madre, andata a fargli visita nel carcere di Tora: «Sono esausto fisicamente e mentalmente, non posso continuare a stare qui ancora a lungo e mi deprimo te volta che c’è un momento importante nell’anno accademico, mentre io sono qui invece di essere con i miei amici a Bologna». Zaki è in carcere dallo scorso febbraio, per accuse ancora poco chiare. Nelle scorse settimane il governo aveva accettato di liberare alcuni attivisti di Eipr, la sua Ong. Ma noon lui.


La famiglia di Zaki ha spiegato che dopo questo incontro sono usciti dal carcere con il «cuore spezzato», soprattutto perchè lo studente sembrava ancora più provato dellle altre volte: «Durante la visita lui non era in sè del tutto, ma diverso da ogni altra volta e ci ha letteralmente spezzato il cuore. Le sue parole ci hanno lasciato in lacrime, incapaci di aiutare nostro figlio in questa straziante situazione. Inoltre siamo rimasti scioccati dal vedere che era depresso al punto che ha detto che raramente esce dalla sua cella, perché non riesce a capire perché si trova lì e non vuole affrontare il fatto di dover uscire per camminare per pochi metri fuori solo per essere rinchiuso di nuovo in una cella di pochi metri».

La richiesta di scarcerazione per Zaki negli ultimi giorni è stata sostenuta anche dal Parlamento Europeo, grazie a una risoluzione proposta dall’eurodeputato Pierfrancesco Majorino (Pd). «Nostro figlio – prosegue la famiglia di Zaki – è un innocente e brillante ricercatore e dovrebbe essere celebrato, non chiuso in cella. Dieci mesi fa stava frequentando il suo master e facendo piani, adesso il suo futuro è completamente vago. Non sappiamo quando potrà continuare a studiare, o lavorare, o tornare alla sua ricca vita sociale. Chiediamo che Patrick venga rilasciato subito, rivogliamo nostro figlio e la nostra vita».

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Valerio Berra