Vaccino obbligatorio, l’ipotesi nel governo per i dipendenti pubblici. L’infettivologo Andreoni: «Ai sanitari no vax non dovevano dare la laurea»

Dopo la tragedia delle Rsa, la sottosegretaria Zampa propone di inserire l’obbligo vaccinale nei contratti pubblici. L’infettivologo Andreoni chiede che il vaccino sia imposto a chi lavora nelle strutture per anziani e soggetti a rischio

Lo scetticismo verso il vaccino sembra avere successo anche tra gli operatori sanitari, tra le categorie a rischio che per prime verranno protette contro il Covid-19. Nei giorni scorsi, alle porte del V-Day europeo, le prime indagini hanno dimostrato come una parte non indifferente del personale medico e infermieristico – spesso, ma non solo, attivo nelle Rsa – non è intenzionato a eseguire la profilassi. Per arginare quello che potrebbe essere un ostacolo alla lotta al Coronavirus, alcuni politici ed esperti stanno iniziando a pensare a un obbligo vaccinale per chi lavora nei settori pubblici.


A esporsi in prima persona è stata Sandra Zampa, sottosegretaria del Ministero della Salute, secondo la quale «per chi opera nell’ambito della salute il vaccino deve essere una precondizione all’assunzione da inserire nel contratto». Un obbligo che, però, non riguarderebbe solo i sanitari: come dice a la Repubblica, sarebbe un imperativo per chiunque lavori nel pubblico. La motivazione? Si tratta di «una questione di buon senso», proprio come è stato già fatto per alcuni vaccini necessari «a proteggere i più piccoli».

E che riflettano anche i dirigenti delle Rsa private, dove durante il 2020 si è consumata una strage silenziosa. «Mi sembra ovvio e giusto – ha detto Zampa – che un familiare, nel momento in cui sceglie una struttura, abbia il diritto di sapere se vengono attuate tutte le precauzioni perché il proprio genitore o parente non venga danneggiato». Casi di riluttanza nelle residenze per anziani si sono verificate in larga misura già in Piemonte e in Lombardia.

Andreoni (Tor Vergata): «Vaccino obbligatorio per chi opera nelle Rsa»

Anche Massimo Andreoni, direttore di Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), è dello stesso avviso: sulle Rsa non si scherza. Interpellato da Il Messaggero, il professore ha dichiarato: «La vaccinazione anti Covid per gli operatori sanitari, sia nelle Rsa che negli ospedali, dovrebbe essere obbligatoria. È un dovere etico professionale. Altrimenti, meglio cambiare mestiere».

«Troppe volte è successo che sono stati gli operatori a portare l’infezione ai pazienti», ha ricordato Andreoni. «Inoltre, non è credibile che ci sia un infermiere, un medico che sia un no-vax. Ricordiamo che queste persone hanno dovuto superare esami che riguardavano anche l’uso dei vaccini. Altrimenti vuol dire che è stato sbagliato dare la laurea a ciascuno di loro»

Foto copertina: ANSA/ANDREA FASANI

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