Von der Leyen insiste: «Entro l’estate vaccineremo il 70% degli adulti in Ue». Ma a questo ritmo in Italia sarà immunizzato solo il 18%

Il nostro Paese dovrebbe effettuare 295 mila somministrazioni al giorno (rispetto alle 70 mila attuali) per raggiungere l’obiettivo. Tra gli Stati membri Malta è più avanti di tutti, Olanda fanalino di coda

L’obiettivo è fissato da tempo, da prima che iniziassero i tagli alle forniture da parte delle aziende produttrici. Ma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non intende fare passi indietro: «Mi sento di confermare l’obiettivo di arrivare a vaccinare contro il Covid-19 il 70% della popolazione adulta in Europa entro l’estate», ha detto in un’intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica. L’obiettivo è ambizioso e, al ritmo con cui vengono effettuate al momento le somministrazioni in Europa, l’Unione rischia di non raggiungerlo. Il problema non è solo italiano, bensì riguarda tutti gli Stati membri.


Di questo passo l’Italia arriverà al 70% a fine 2023

Come evidenzia Politico.eu, sulla base delle elaborazioni del portale Our World in Data e dell’Eurostat, nessun Paese dell’Ue sarebbe al momento in grado di vaccinare il 70% della popolazione adulta entro il 22 settembre, ovvero la fine dell’estate. Quello che più si avvicinerebbe è Malta, che al ritmo attuale arriverebbe al 35%. Poi Ungheria (32%), Irlanda e Romania, entrambe al 28%. L’Italia, che al momento somministra in media poco più di 71 mila dosi di vaccino al giorno, dovrebbe salire a 295 mila per raggiungere l’obiettivo. Di questo passo, al contrario, il nostro Paese raggiungerebbe il target fissato da von der Leyen non prima dell’ottobre del 2023.

POLITICO | La curva chiara rappresenta il target fissato dall’Ue, quella scura la proiezione della media Ue al ritmo attuale di somministrazioni.

Percentuale di adulti vaccinati entro settembre al ritmo attuale:

  • Malta 35%;
  • Ungheria 32%;
  • Irlanda 28%;
  • Romania 28%;
  • Polonia 27%;
  • Danimarca 24%;
  • Grecia 23%;
  • Slovenia 22%;
  • Finlandia 22%;
  • Estonia 21%;
  • Francia 21%;
  • Cipro 20%;
  • Lituania 20%;
  • Svezia 19%;
  • Portogallo 19%;
  • Italia 18%;
  • Spagna 18%;
  • Germania 17%;
  • Lussemburgo 16%;
  • Austria 15%;
  • Slovacchia 15%;
  • Repubblica Ceca 14%;
  • Belgio 13%;
  • Croazia 9%;
  • Lettonia 5%;
  • Bulgaria 5%;
  • Paesi Bassi 4%.

Si tratta di proiezioni, ma danno l’idea dello sforzo a cui è chiamata l’Unione europea se vuole davvero avvicinarsi all’obiettivo. Soprattutto alla luce dei recenti tagli alle forniture. Secondo von der Leyen, con AstraZeneca «il peggio è alle spalle». La presidente della Commissione chiarisce che quando Bruxelles avrà in mano i dati sulle vendite ai Paesi extra Ue «la richiameremo ai sui obblighi». E sulle prossime forniture di vaccini garantisce: «A febbraio ne arriveranno altre 33 milioni e a marzo 55 milioni.

Nel secondo trimestre saranno ancora di più: 300 milioni dalle tre aziende già autorizzate dall’Ema (Pfizer-BionTech, Moderna e AstraZeneca, ndr) e, se otterranno anche loro il via libera, altre 80 milioni di fiale da Johnson & Johnson e Curevac. Siamo sulla buona strada, alla fine avremo 2,3 miliardi di vaccini, quasi il triplo di quelli che ci servono». Il tema cruciale è capire se le aziende produttrici riusciranno davvero a tenere il passo, e gli Stati membri con loro.

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