Errori, liti e scaricabarile, von der Leyen contro tutti. Ma l’obiettivo di vaccinare il 70% degli europei entro l’estate è sempre più lontano

L’incidente con l’Irlanda, i problemi con i ritardi dei vaccini e i contrasti tra gli alleati. Cosa sta succedendo in seno alla Commissione Ue

Non è un buon periodo per la Commissione europea e le cose non torneranno a posto facilmente. Con l’aumentare delle tensioni tra AstraZeneca e la leadership dell’Unione europea, la settimana scorsa Ursula von der Leyen ha deciso che la Commissione doveva agire con forza, adottando un meccanismo stringente per controllare (per ora fino a marzo) l’esportazione di vaccini prodotti nell’Ue. Il meccanismo obbliga le aziende a fornire i dettagli dei loro contratti, e a dover notificare e chiedere il permesso a Bruxelles prima di ogni esportazione di vaccini fuori dal mercato unico.


Gli altri commissari però erano molto divisi sull’opportunità di adottare o meno un sistema del genere, giudicato troppo pericoloso per le implicazioni economiche e politiche, oltre che pratiche. Normalmente i membri della Commissione prendono decisioni concordate, o almeno così dovrebbero fare, invece la scelta di adottare un approccio tanto assertivo – quasi trumpiano – è stata presa in solitudine da von der Leyen e dal suo staff, che come vedremo hanno imposto la decisione al resto della Commissione.

L’incidente con Irlanda e Regno Unito

EPA | Il premier britannico Boris Johnson

Le cose però sono andate male fin dalle prime ore. L’introduzione del meccanismo ha quasi scatenato un incidente diplomatico con il Regno Unito, e mostrato a tutti le gravi divisioni interne alla Commissione. Così com’era stata progettato, il meccanismo attivava l’articolo 16 dell’accordo per la Brexit e introduceva controlli alle frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord, mettendo a rischio gli accordi di pace del Venerdì Santo e i rapporti anglo-irlandesi.

L’errore è stato risolto immediatamente nella notte tra venerdì e sabato, ma nonostante le parole di comprensione di irlandesi e britannici nei confronti di quella che la Commissione ha definito “una svista”, la sfiducia resterà. Lo staff di von der Leyen, e lei per prima, hanno agito in maniera grossolana perdendo di vista il quadro generale. Alcuni funzionari hanno raccontato al Financial Times che il testo è stato fatto circolare tra gli altri commissari solo mezzora prima dell’approvazione, dando corpo e argomenti alle critiche sul suo modo di fare. Adesso un gruppo di eurodeputati chiede che von der Leyen si presenti in parlamento per spiegare cosa è successo, e non solo i fatti di venerdì sera, ma su tutta la strategia sull’acquisto dei vaccini.

Una Commissione divisa e nel panico

La cosa peggiore però è che von der Leyen e i suoi hanno iniziato a scaricare le colpe sugli altri invece di farsi carico delle proprie responsabilità. Von der Leyen ha iniziato dando la colpa dell’errore a un generico impiegato del suo staff, mentre ieri il suo portavoce, Eric Mamer, ha dato addirittura la colpa al vicepresidente della Commissione e commissario per il commercio Valdis Dombrovskis, dicendo ai cronisti: «Quel regolamento (l’articolo 16) ricade sotto la responsabilità del signor Dombrovskis e della sua squadra, e, naturalmente dei servizi della commissione che rispondono a lui».

Quando è stato chiesto di rispondere a Mamer, Dombrovskis ha chiarito (con un commento via mail) che i servizi per il commercio dell’Ue hanno agito «su richiesta di – e con input della – squadra e dei servizi pertinenti presso la Commissione per affrontare tali considerazioni relativi alla salute pubblica» e poi ha aggiunto: «Questo meccanismo di trasparenza e autorizzazione per i vaccini è stato creato in risposta all’emergenza sanitaria nell’Ue, per fornire una maggiore trasparenza sulle forniture di vaccini». In qualche modo, Dombrovskis ha tenuto il punto cercando di non peggiorare la situazione.

L’accaduto illustra il nervosismo che circola nelle istituzioni europee. La settimana era iniziata con l’Ue che veniva accusata di essersi mossa troppo lentamente, ed è finita peggiorando le cose a causa di decisioni dettate dalla tensione e dalla fretta.

Il caso AstraZeneca non è stato risolto

Va ricordato però che a innescare questa spirale è stata AstraZeneca, quando poco più di una settimana fa ha annunciato la riduzione del 60% della fornitura di vaccini destinati all’Ue a seguito di problemi nello stabilimento in Belgio, compromettendo i programmi degli Stati membri. Questo mentre le consegne nel Regno Unito continuavano ad arrivare regolarmente, permettendo alla campagna vaccinale britannica di superare di misura quella dell’Ue. Il paragone con i principali partner infatti sta diventando pesante da sostenere, i dati più recenti mostrano che l’Ue ha somministrato 2,7 dosi ogni 100 persone, rispetto alle 14,2 del Regno Unito e alle 9,7 degli Stati Uniti.

Domenica sera von der Leyen aveva anche provato a rivendicare la prima vittoria nel conflitto con AstraZeneca. Dopo l’ennesima videoconferenza decisiva con i vertici della casa farmaceutica, la presidente è intervenuta alla tv pubblica tedesca per annunciare agli europei (ma prima ai tedeschi) che AstraZeneca consegnerà agli Stati membri 9 milioni di dosi aggiuntive entro una settimana prima della scadenza del primo trimestre (fine marzo), portando il totale a 40 milioni di dosi. Il problema però è che nel primo trimestre da AstraZeneca ci si aspettavano almeno 80 milioni di dosi.

I vaccini arriveranno, ma bisognerà aspettare ancora

La buona notizia però è che Pfizer/BioNTech hanno comunicato che nel secondo trimestre (aprile-giugno) consegneranno all’Ue fino a 75 milioni di dosi di vaccino. Un’altra buona notizia è che anche Novartis, oltre a Sanofi, collaborerà con Pfizer/BioNTech per produrne il vaccino. Solo che ci vorrà altro tempo: l’inizio della produzione è previsto per il secondo trimestre, con le prime consegne nei tre mesi successivi. Poi c’è la Bayer, che produrrà il vaccino di CureVac non appena sarà disponibile. Quindi bisognerà aspettare ancora, ma la negoziatrice dell’Ue, Sandra Gallina, ha detto che alla fine i vaccini a disposizione degli Stati membri saranno otto: Valneva, AstraZeneca, Johnson e Johnson, Sanofi, Pfizer/Biontech, Moderna, Curevac e Novavax.

Secondo le stime, Stati Uniti e il Regno Unito avranno vaccinato il 70% della popolazione entro la fine dell’estate. Se l’Ue non riuscirà a fare lo stesso, o giù di lì, sarà un fallimento storico. Von der Leyen ha ribadito che l’obiettivo è vaccinare il 70% degli europei entro fine estate, ma visto l’accaduto è lecito dubitarne, fino adesso sono troppe le cose che non stanno funzionando e oltre agli annunci la Commissione deve anche dimostrare di avere il controllo.

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