Il vaccino russo Sputnik da incognita a opzione credibile, l’immunologa Viola: «Ci può dare più certezze, anche di AstraZeneca»

Dopo mesi di polemiche e sospetti, ora il candidato vaccino russo comincia a convincere la comunità scientifica con il 91.6% di efficacia. «Ma c’è un aspetto ancora da chiarire» spiega Viola

Era comparso mesi fa tra i candidati vaccini a suon di polemiche e sospetti, ma ora lo Sputnik V sembra riacquistare una certa credibilità in gran parte della comunità scientifica. Dopo i dati pubblicati da Lancet su un’efficacia del 91,6% anche la nota immunologa italiana Antonella Viola sembra essere essere convinta dal candidato vaccino russo. «Ad oggi rientra nel gruppo di vaccini che potrebbe garantire più certezze, dobbiamo mirare proprio a questo, produrre di più quelli che presentano vantaggi piuttosto che mettere sul mercato altre incertezze». Parla così Viola a Il Fatto Quotidiano facendo riferimento alle numerose polemiche che hanno accompagnato l’ultima autorizzazione di Ema e Aifa sul vaccino Astrazeneca.


«In questo momento abbiamo due vaccini che sono vicini a un’efficacia del 95%, che possono essere rimodulati in breve tempo rispetto alle varianti del coronavirus SarsCov2, bisogna puntare su quelli» ha continuato Viola, rispondendo anche a uno dei più urgenti problemi del piano vaccinale, il tempo. «Correre è inutile, perché non è il contatore dei vaccinati ad essere importante ma la possibilità di raggiungere l’immunità di gregge nel più breve tempo possibile». L’efficacia riconosciuta ad Astrazeneca è del 60%, per non parlare dei pochi dati sugli over 55. La strategia per Viola è quella di andare avanti con sperimentazioni più convincenti, come per esempio proprio lo Sputnik.

«Se proprio si devono introdurre altri vaccini perché non può esserci una produzione sufficiente di Pfizer e Moderna allora punterei sul russo Sputnik e quando sarà approvato sull’altro americano, Johnson&Johnson, che ha un’efficacia sopra il 70% sul SarsCov2 non mutato, ma ha il vantaggio di essere monodose almeno». Viola invita a puntare su uno dei vaccini più discussi dal suo primo annuncio nello scorso maggio 2020: «Quel 91% di efficacia mi pare davvero solido e il mio giudizio complessivo è molto positivo» ha spiegato, pur riconoscendo dei punti che ora andrebbero chiariti. «Ad esempio, le persone arrivate alla prima dose da positive ma asintomatiche, che mi pare non siano state considerate, su questo si dovrà lavorare».

Astrazeneca cerca di convincere anche sugli over 55

«L’efficacia del vaccino anti Covid Astrazeneca/Oxford, rivelatasi finora di enorme impatto contro la trasmissione del ceppo originario del virus, ma significativa anche contro la cosiddetta variante inglese, non presenta al momento differenze rilevanti nei risultati relativi alla copertura immunitaria tra adulti sotto i 55 o i 65 anni e pazienti più anziani». Il responsabile del progetto vaccinale dell’Università di Oxford Andrew Pollard lo ribadisce durante l’anticipazione di uno studio validato e aggiornato sugli effetti del siero.

Nonostante Paesi come Germania, Francia e l’Italia (in prima battuta), abbiano imposto limitazioni di cautela alla somministrazione del vaccino sugli over 55 e 65, Astrazeneca continua nel tentativo di convincere sulla sicurezza del siero per tutte le fasce d’età. Una sicurezza di fatto non verificata nella sperimentazione ufficiale presentata ad Ema ma che il team starebbe sperimentando sul campo. Pollard ha ricordato che tutte le principali autorità di regolazione sui farmaci che hanno finora espresso un giudizio, «inclusa quella dell’Ue (Ema)».

Nonostante l’incoraggiamento, Oxford continua ad avere meno dati relativi alla persone più anziane, con l’incertezza che questo provoca alla popolazione mondiale. «Le indicazioni della scienza sono chiare» ha fatto eco il ministro della Sanità britannico Matt Hancock, da sempre schierato a favore di Astrazeneca, «il vaccino funziona sugli adulti di ogni età, e i risultati dello studio annunciato ieri sera rafforzano questa valutazione».

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