Governo Draghi, riattivato il Turismo con Garavaglia. È Giorgetti (Mise) a guidare la Lega: Salvini a bocca asciutta

Torna il dicastero autonomo del Turismo, ministero chiave in epoca Covid. Amarezza di Salvini, assente nella squadra di governo e oscurato dall’operato del suo numero due. A pesare nella scelta del premier, l’amicizia di lungo corso con Giorgetti e le sue posizioni più moderate, sia in Europa che nel partito

È un Carroccio con due umori diversi quello che con i suoi tre ministri si prepara a giurare oggi nel nuovo governo Draghi. Matteo Salvini rilancia i ministeri affidati alla Lega come una vittoria per tutto il partito e soprattutto sua: «Da subito al lavoro pancia a terra per aiutare e rilanciare il Cuore dell’Italia». Ma c’è poco di Salvini e tanto di Giancarlo Giorgetti dietro ai due ministeri chiave – oltre a quello della Disabilità andato alla leghista Erika Stefani – affidati dall’ex presidente della Bce al partito di via Bellerio.


C’è, appunto, soprattutto quel ministero dello Sviluppo economico sui cui tavoli Giorgetti si vedrà recapitare molti dei dossier fondamentali per l’attuazione del Recovery Plan. Sicuramente un ruolo di primo piano insieme a quello del ministro del Turismo, in epoca Covid, altra figura di spicco che dovrà occuparsi della gestione dei 200 miliardi di euro previsti dal piano.

Il ruolo di Garavaglia

A capo del ministero, che fa il suo ritorno nella squadra di governo come dicastero autonomo, dopo essere stato accorpato nel precedente esecutivo al Mibac, c’è un altro fedelissimo della Lega, Massimo Garavaglia. L’ex viceministro dell’economia nel primo governo Conte nel 2008 è entrato per la prima volta al Senato. E negli anni successivi ha assunto diversi incarichi in Regione Lombardia, tra cui quello di assessore all’Economia nel 2013. Nel 2015 è stato indagato, e successivamente assolto, per turbativa d’asta.

Nonostante la svolta europeista di Salvini, a pesare nella scelta di Draghi di affidare alla Lega due dossier chiave legati al Recovery Fund e alla ripresa italiana sembra essere stata l’amicizia di lungo corso tra Giorgetti e il professore di economia, e le posizioni più moderate del numero due della Lega, sia in Europa che nello stesso partito. Un altro uomo lontano dal salvinismo e più vicino ai moderati leghisti è infatti lo stesso Garavaglia che si troverà a gestire uno dei settori che più ha subito le conseguenze economiche della pandemia da Coronavirus.

Per Salvini una vittoria a metà

A ottobre era stata la stessa Banca d’Italia a segnalare come i contraccolpi del settore avranno «significativi impatti sul Pil nazionale e conseguenze serie sulle imprese del settore e del suo indotto». Per Salvini insomma si profila una vittoria a metà visto che il segretario leghista non sembra essere stato neanche consultato – fa notare la Repubblica – dal premier incaricato. Tutto è passato da Giorgetti che ora potrebbe far vacillare la leadership del segretario del Carroccio.

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