Vaccini, l’Ue: «Astrazeneca ritarda? Pfizer compenserà le mancate dosi: produce di più e ci darà di più». Ma contratti e garanzie non cambiano

«Sta producendo più velocemente del previsto», dice il commissario Breton. La fiducia riposta è da ricondurre al nuovo stabilimento tedesco che BioNTech dovrebbe far entrare in funzione ad aprile, con la previsione di circa 750 milioni di dosi all’anno

Astrazeneca annuncia gli ennesimi ritardi, Johnson & Johnson sui rallentamenti spaventa e poi smentisce a poche ore dall’approvazione, mentre Sputnik V, ora atteso da tutti, rimane ancora nelle mani dell’Ema. La situazione approvvigionamento dei vaccini anti Covid continua a non essere delle migliori. Una costante da inizio campagna fino ad oggi, che sembra aver insegnato poco riguardo l’allerta da adottare nei confronti delle case produttrici. «I ritardi di Astrazeneca sono inaccettabili», ha detto poche ore fa il commissario al mercato interno Thierry Breton.


Ma il pugno duro fa presto ad allentarsi quando il rappresentante europeo dichiara di non voler citare in giudizio l’azienda anglo-svedese e soprattutto di essere fiducioso su una produzione alternativa. Lo slancio ottimistico, ormai tipico quanto i rammarichi per essersi fidati delle promesse, stavolta è (di nuovo) nei confronti di Pfizer. «Sta producendo più velocemente del previsto» dice Breton, «produce di più, molto di più, e ci darà di più». Tutto bello se non fosse che il rappresentante europeo si stia riferendo a quella stessa azienda farmaceutica che fin dai primissimi atti di una campagna vaccinale delicata e complessa ha lasciato in panne gli Stati membri in troppe occasioni.

Erano trascorse appena due settimane dal via alle vaccinazioni, quando già a metà gennaio 2021 in Italia mancavano all’appello 165 mila dosi di farmaco Pfizer, con grossi ritardi diffusi in tutta Europa. Da quel momento i rallentamenti non hanno mai smesso di essere registrati, per un totale di 10 milioni di dosi complessive in meno di quelle promesse dall’azienda da dicembre 2020 a febbraio 2021. Il problema iniziale era stato quello di un aggiornamento all’impianto produttivo europeo di Puurs, in Belgio.

Ma da lì la catena dei ritardi non si è mai spezzata, con tutta l’impotenza di un’Europa vincolata da contratti paradossalmente poco vincolanti. Gli stessi che al momento fanno tremare le gambe al piano vaccinale italiano, fiducioso nell’arrivo puntuale delle dosi di Johnson & Johnson, azienda anch’essa, come Pfizer e tutte le altre, impegnata nell’unico vincolo trimestrale della fornitura accordata, senza obblighi di scadenze intermedie.

E dunque poco male per l’Europa il fatto che Astrazeneca erogherà solo 70 milioni dei 180 inizialmente previsti per il secondo trimestre. E che, stando a quanto riferito pochi giorni fa da Ursula von der Leyen, l’azienda abbia fornito meno del 10% delle dosi pattuite nel primo trimestre. Ora, secondo gli scenari ottimisti della Commissione Ue, c’è Pfizer a salvare il piano. La casa produttrice del primo vaccino autorizzato in assoluto da Ema, ora si è posta il traguardo di fornire al mondo 2 miliardi di dosi entro il 2021.

L’accordo con l’Unione europea prevede che oltre alle 300 milioni di dosi promesse, entro l’anno ne arriveranno altre 200, per un totale di 500 milioni. La fiducia riposta nella produzione di Pfizer è da ricondurre al nuovo stabilimento tedesco che BioNTech dovrebbe far entrare in funzione ad aprile, con la previsione di circa 750 milioni di dosi prodotte all’anno. Un impianto che dovrà fornire principalmente l’Unione europea ma che da solo non riuscirà a coprire l’intera richiesta.

La soluzione di Pfizer sarebbe quindi di stringere accordi con più di 10 colossi del settore farmaceutico per incrementare la produzione, tra cui Novartis, Merck e Sanofi. «L’Unione europea si avvicina alle 50 milioni di dosi di vaccino inoculate ai suoi cittadini, ora non intendiamo frenare il nostro percorso», continua Breton. Ma il freno dovrà essere lasciato anche dalla casa produttrice sui cui gli Stati membri ora sono chiamati a puntare.

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