La strage che non c’è del vaccino AstraZeneca (e Pfizer). Basta paure infondate sui vaccini anti Covid19!

Non c’è un incremento dei casi di tromboembolia, ma se anche fosse confermato un nesso causale il numero dei casi risulta essere estremamente raro

Nella giornata del 15 marzo 2021, con la sospensione precauzionale del vaccino anti Covid-19 di AstraZeneca da parte dell’AIFA, potremmo ottenere benefici di gran lunga inferiori rispetto ai rischi. Sforzandoci di trovare un lato positivo in questa vicenda, tra i benefici troviamo un’Agenzia Italiana del Farmaco che rimanda al mittente le accuse di assecondare le case farmaceutiche, dimostrando di tener conto della salute dei cittadini sbattendo in faccia ai complottisti NoVax la teoria del «vogliono ucciderci con i vaccini». Purtroppo, nonostante tutto, risulta essere una magra consolazione.


Durante la pandemia, molti sono stati gli errori da parte della politica, del giornalismo e del prepotente sbarco mediatico di esperti (o presunti tali), trascinando i cittadini in un anno buio pieno di incertezze e paure sostenute non solo dall’arrivo di un virus sconosciuto, ma soprattutto da una lunga scia di disinformazione senza paragoni. L’annuncio della sospensione del vaccino di AstraZeneca, per come è stato raccontato, potrebbe essere un duro colpo, se non il colpo di grazia, della campagna vaccinale.

Il mondo del giornalismo era tenuto a diffondere la decisione dell’AIFA, non scherziamo! Nessun giornalista può essere condannato per aver riportato la notizia, ma può essere contestato se ha violato alcune semplici regole: evitando il sensazionalismo, che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate, dando conto delle certezze e delle incertezze riguardo un argomento scientifico sanitario, ma soprattutto senza diffondere notizie non verificate con fonti qualificate. Questo andava fatto, senza avvelenare un clima che sarà difficile da disintossicare nel caso, tra qualche giorno, l’EMA e l’AIFA affermassero che non esiste un nesso causale tra il vaccino AstraZeneca e i casi di tromboembolia.

Perché sospendiamo?

Sembra strano che l’AIFA un giorno dica che va tutto bene per poi sospendere la vaccinazione con AstraZeneca. La decisione è stata presa dopo un colloquio tra il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza. Una «manina politica» risulta plausibile, e non solo in Italia visto che c’è stato un effetto domino partito in qualche modo dalla Danimarca sulla scia dell’opinione pubblica. A che pro anche noi abbiamo agito in quel modo?

C’è una possibile teoria. In questi giorni abbiamo riscontrato diversi casi di rifiuto del vaccino AstraZeneca, una situazione che ha portato il generale Figliuolo a far creare delle liste di riserva per non sprecare le dosi nel caso in cui qualcuno risulti assente all’appuntamento fissato l’iniezione. Un «fermi tutti» potrebbe fornire un po’ di tempo per organizzare il tutto, ma allo stesso tempo per poi ottenere una risposta chiara dall’EMA che dia nuovamente fiducia ai cittadini convincendoli a vaccinarsi con AstraZeneca. Problema: non è detto che funzioni e visto lo stato attuale risulterebbe assai complicato.

Il vero problema è che non abbiamo vero e proprio «caso sanitario» siccome non si riscontra un aumento dei casi di tromboembolia. Infatti, dati alla mano, questi casi sospetti di cui tanto si discute risultano essere in ogni caso «estremamente rari» rispetto al numero di somministrazioni effettuate fino ad ora.

I dati

Al 10 marzo 2021 sono stati segnalati in tutto il territorio europeo, secondo quanto riportato dall’EMA, 30 casi di eventi tromboembolici tra quasi 5 milioni di persone che hanno ricevuto il vaccino anti Covid19 di AstraZeneca. Parliamo, dunque, di eventi tromboembolici per i quali abbiamo ha notizia di un aumento dei casi a seguito della somministrazione in massa dei vaccini anti Covid19. Considerati i dati, risulta interessante fare un confronto tra le segnalazioni di sospette reazioni avverse registrate sia per Pfizer che per AstraZeneca.

Iniziamo dal Regno Unito dove, al 9 marzo 2021, osservando le segnalazioni di sospette reazioni avverse associate (si ricorda, senza alcuna prova) alle oltre 10 milioni di somministrazioni del vaccino Pfizer: 15 per embolia polmonare. Nonostante ciò non è stata messa in discussione la sicurezza del prodotto e non è stata nemmeno sospesa la somministrazione in via precauzionale. Per AstraZeneca? Contiamo 13 casi sospetti su oltre 9 milioni di dosi somministrate.

Screenshot dal tweet di Martin Moder.

Tornando in Europa, al 13 marzo 2021, dal sito dell’EMA possiamo leggere i dati relativi alle segnalazioni di sospette reazioni avverse associate al vaccino AstraZeneca: 30 per embolia polmonare. Secondo i dati attuali forniti da ECDC, le somministrazioni del vaccino in Europa sono quasi 7 milioni.

Cerchiamo ora lo stesso dato, sempre dal sito dell’EMA, in merito ai casi sospetti associati al vaccino Pfizer, per il quale contiamo circa 36 milioni di somministrazioni: 129 per embolia polmonare. Il numero di segnalazioni di sospetti casi, in fin dei conti, non sono tanto distanti tra i due vaccini presi in esame.

Adesso che abbiamo visto questi numeri risulta comprensibile che se anche fosse confermato un nesso causale con il vaccino ci ritroveremo di fronte a degli eventi estremamente rari! Non comuni, non rari, ma estremamente rari!

Dobbiamo ammettere che questi vaccini – come tutti gli altri – non sono un «elisir della lunga vita», non sono la «fonte dell’eterna giovinezza» o «il sacro Graal che dona l’immortalità». Le persone continueranno a morire per embolia polmonare o per altre patologie e risulterà normale, statisticamente parlando e all’aumentare delle somministrazioni, che alcune di queste avranno fatto il vaccino anti Covid19 senza che questo sia la causa del decesso. La comunicazione non è mai stata così importante come in questo periodo storico e noi giornalisti abbiamo una enorme responsabilità: raccontare i fatti, senza censure, ma nel modo giusto.

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