«Troppo vulnerabile per AstraZeneca e troppo sana per Pfizer»: il calvario di Marta Di Palma, paziente oncologica rimasta senza vaccino – L’intervista

Maestra di 38 anni, dopo Pasqua tornerà tra i banchi non ancora immunizzata, a differenza delle sue colleghe: «Una situazione assurda, sono amareggiata e spaventata»

«Sono amareggiata. Questo è il Paese di Pulcinella». Inizia così lo sfogo di Marta Di Palma, 38 anni di Frosinone, paziente oncologica e maestra in una scuola d’infanzia. Lei, a differenza di tutte le sue colleghe, dopo Pasqua dovrà tornare a lavoro senza un vaccino anti-Covid: ad aspettarla 30 bambini senza mascherina. Il motivo? «Non posso fare l’AstraZeneca, il vaccino destinato ai prof, perché troppo vulnerabile. Ma nel contempo non posso fare nemmeno il Pfizer perché non rientro tra le categorie con priorità visto che ho terminato la chemioterapia 7 mesi fa. Bastava averla conclusa un mese dopo per rientrare nei vaccinandi con priorità di Pfizer».


In altre parole, Marta è «troppo vulnerabile per AstraZeneca, troppo “sana” per Pfizer». Ancora non è del tutto guarita: è una paziente oncologica (ha avuto un carcinoma al seno), assume ogni giorno due farmaci salva vita, è sempre a rischio recidiva, soffre di ipertensione e problemi cardio-circolatori a causa della terapia che continua ad assumere e che definisce molto «forte». È invalida al 100 per cento e ha completato un ciclo di 34 chemio ad agosto 2020.

«Dopo Pasqua tornerò a scuola con 30 bambini senza mascherina»

Un vero e proprio paradosso dove tutti i suoi colleghi sono già stati vaccinati mentre lei è lì, a perdere ore ed ore ogni giorno davanti al pc, alla ricerca di una risposta. Di mail, come ci mostra, ne ha mandate decine e decine, molte senza riscontro: «Ma quello che mi fa più arrabbiare è lo scaricabarile. Il medico di base mi rimanda al Gemelli, che è l’ospedale che segue il mio caso, che a sua volta mi rimbalza all’Asl. Quest’ultima, invece, mi dice di parlare con il Gemelli che deve mettermi in lista. Quindi? Cosa devo fare?». L’unica certezza è che, dopo Pasqua, probabilmente già il 7 aprile, dovrà tornare a scuola mettendo a rischio la sua salute e quella dei suoi allievi, tutti di 3 anni. «Sono piccoli, devo prenderli in braccio. Ho chiaramente paura, è pericoloso. È assurdo che io, che non sto bene, sarò l’unica non vaccinata della scuola. Tutti gli altri colleghi sì, con AstraZeneca», tuona.

Sua figlia di 6 anni ha avuto il Covid

Peraltro Marta Di Palma lavora in una scuola di Veroli, comune di quasi 20 mila abitanti della provincia di Frosinone, già duramente colpita dal Covid. «I maggiori contagi a Frosinone, Alatri e Veroli», titola ad esempio Il Messaggero. A questo si aggiunga, poi, che la 38enne ha passato un periodo difficilissimo: sua figlia di 6 anni ha avuto il Covid. «Lo ha preso a scuola, nella sua classe erano tutti positivi. Quando lo abbiamo scoperto, visto che ha avuto la febbre, mio marito si è isolato, io invece l’ho accudita rischiando molto. Ma non potevo fare altrimenti, mica potevo chiedere ai nonni o prendere una babysitter. Non potevo lasciarla da sola anche se il rischio era che, se lo avessi preso io il virus, sarebbe stato un disastro. Per miracolo sono sempre stata negativa».

L’appello di Marta durante il lockdown

Marta Di Palma l’avevamo conosciuta a marzo, nel pieno della pandemia di Coronavirus quando, proprio dalle pagine di Open, aveva lanciato un video appello agli italiani chiedendo di rispettare le regole, di essere responsabili e di farlo soprattutto per loro, per i malati, per gli immunodepressi visto che erano, anzi sono, i più a rischio.

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