Incontro Letta-Conte, dietro ai sorrisi si nascondono i nodi sui nomi di Casaleggio e Raggi

Il cantiere dell’alleanza tra Dem e grillini appare già pieno di buche: dal ruolo di Rousseau alla ricandidatura della sindaca uscente al Campidoglio, i colloqui «a cadenza fissa» tra i due leader saranno tutt’altro che semplici

Si sono incontrati nella sede dell’Arel – l’associazione fondata dal democristiano Nino Andreatta – nel primo di una lunga serie di incontri che avranno «una cadenza fissa», dicono fonti del Nazareno. Enrico Letta e Giuseppe Conte hanno discusso di questioni che vanno dal piano vaccinale ai temi europei, dalle riforme strutturali al Recovery Plan. Ma è sullo scacchiere delle amministrative e sulla questione irrisolta del rapporto tra 5 stelle e associazione Rousseau che l’interlocuzione «privilegiata», come l’ha definita Conte, tra Dem e grillini si incaglia in partenza.


Nel colloquio tra il segretario del Pd e il leader in pectore del Movimento, sarebbe stato analizzato anche il peso della posizione di Davide Casaleggio nel futuro dei grillini. Senza fare richieste perentorie, Letta avrebbe fatto capire a Conte che, nell’ottica di un’alleanza più solida, tanto si riduce il rapporto tra 5 stelle e l’ente privato Casaleggio Associati tanto è meglio per entrambe le forze politiche. Appena terminato l’incontro, l’avvocato si è soffermato brevemente sul punto: «Non vedo perché oggi si debba decidere di non usare più Rousseau – ha dichiarato – ma ci sono ruoli e pretese da chiarire. Spero di comporre amichevolmente».

Tuttavia, l’amicizia tra Movimento e Rousseau non è disinteressata. Ha un prezzo ben preciso: i 450 mila euro che Casaleggio reclama come arretrati dai 5 stelle e senza i quali non è disposto a fornire più alcun servizio di votazione elettronica ai grillini. L’impasse è proprio qui: senza il voto degli iscritti al Movimento – sia esso su Rousseau o attraverso un’altra piattaforma – lo statuto dei 5 stelle non può essere modificato. E quindi, stando alle decisioni dell’ultima votazione online, la leadership del Movimento deve essere costituita da un comitato direttivo di cinque persone che resta in carica tre anni, senza primus inter pares. Alle condizioni attuali, non esiste una casella libera che permette a Conte di assumere la guida dei grillini.

Il ruolo politico di Rousseau

E se i diverbi tra associazione Rousseau e Movimento 5 stelle non fossero soltanto relativi a ragioni economiche? Il partito, nel corso degli ultimi tempi, ha snaturato più volte il concetto di democrazia digitale, tanto caro a Casaleggio padre. L’ultimo caso riguarda proprio la leadership del Movimento: se gli iscritti hanno deciso che deve essere un collegio composto da cinque membri a prendere le redini del partito, perché dopo una manciata di mesi la loro volontà deve essere piegata per garantire all’avvocato un livello superiore di comando? Davide Casaleggio potrebbe dire «non in mio nome», o meglio, «non con il cognome di mio padre».

C’è inoltre una questione di sovrapposizioni di ruoli, quelli che Conte ha detto di voler «chiarire». I membri del Movimento che vedrebbero l’associazione come una mera erogatrice di servizi digitali non possono impedire a un ente privato di esprimersi su posizioni politiche. È l’ambiguità originaria che da sempre accompagna 5 stelle e Rousseau e che, negli anni, ha causato attriti tra vertici grillini ed entourage dell’associazione, la quale rivendica un ruolo ben diverso da quello di semplice piattaforma informatica. Rousseau ha tra i suoi obiettivi quello di «incidere nella realtà fisica attraverso il web», e lo fa con decine di attività che hanno una valenza politica, tra cui i villaggi Rousseau, gli Open Day Rousseau e le scuole di formazione.

Per la segreteria di Letta, tutto ciò comporta dei rischi. Allearsi al Movimento, stando alla situazione attuale, vorrebbe dire esporre il rapporto con il Pd anche alle rivendicazioni politiche dell’associazione Rousseau. Sarebbe un rapporto a tre, in cui uno degli attori sfugge alle logiche classiche di equilibrio parlamentare e di compromesso politico. Potrebbe essere un caso, ma nel discorso di insediamento Letta all’assemblea del Pd ha delineato chiaramente quali sono le priorità del suo partito nell’ottica delle alleanza: prima si riforma il centrosinistra, allargandosi alle forze politiche che si collocano in questo campo, e poi si pensa a strutturare un rapporto con i 5 stelle.

Le “buche” romane

Il segretario del Pd ha detto che l’incontro con Conte è andato «molto bene, abbiamo iniziato a parlare di futuro». Se il Pd nazionale, anche dopo aver sbrigato l’affaire capigruppo con il passo indietro di Andrea Marcucci, può chiudere la giornata in tranquillità e dirsi soddisfatto dall’interlocuzione con il Movimento, a livello locale emergono le prime minacce all’abbraccio tra Dem e 5 stelle. Le prossime elezioni comunali a Roma e il nome di Virginia Raggi costituiscono un pericolo imminente per la pax lettiana. «Molto positivo il dialogo tra Conte e Letta. È necessario aprire un cantiere in vista delle amministrative 2021», sottolinea il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia.

Nel cantiere romano sembrerebbe imprescindibile la ricandidatura della sindaca uscente. Oltre ad aver ricevuto il supporto dei vertici grillini, Raggi è forte dei sondaggi che la danno in testa nella gara per il Campidoglio. Inoltre, storicamente, non candidare un sindaco uscente è una mossa difficile da giustificare, essendo i primi cittadini spesso riconfermati al secondo mandato. Il candidato del Pd, con la divisione dei voti di area con l’altro candidato di peso, Carlo Calenda, rischia di non arrivare nemmeno al ballottaggio. Si pensa allora a un pacchetto che Conte porterebbe in dote a Letta e che riguarderà le candidature nelle altre città, al fine di non ostacolarsi a vicenda. «Chi va da solo rischia di essere meno efficace ed efficiente già a partire dalle prossime amministrative», ha detto l’avvocato al termine dell’incontro con il segretario Pd.

Il cantiere romano appare disseminato di buche. «I partiti che vogliono fare un percorso comune devono sapere che il sindaco uscente sarà il prossimo sindaco dei romani», ha precisato Giuliano Pacetti, capogruppo del Movimento 5 stelle in Assemblea Capitolina, poco dopo l’incontro tra i leader nella sede dell’Arel. Dall’altra sponda, Nicola Zingaretti, che ha ancora un peso nelle dinamiche Dem, ha definito la ricandidatura di Raggi «una minaccia per Roma». Ancora più rognosa per la nascente alleanza Pd-M5s, però, è la notizia trapelata dal Campidoglio proprio durante l’incontro tra Conte e Letta: sarebbero partiti i primi contatti tra Pd capitolino e Fratelli d’Italia per valutare una possibile mozione di sfiducia e far cadere anticipatamente la giunta Raggi.

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