Freno ad AstraZeneca sotto i 60 anni, effetto domino sul piano vaccini. Regioni a rischio caos per rinunce e cambi all’ultimo: oggi vertice con Draghi

I presidenti delle Regioni chiedono ora regole uguali per tutti su quali vaccini usare e per chi, mentre aumentano le rinunce da parte di chi avrebbe dovuto ricevere il vaccino di Oxford

Dopo la valutazione dell’Ema, che ha confermato la presenza di un legame tra i rarissimi casi di trombosi AstraZeneca, la campagna vaccinale anti-Covid italiana rischia di andare in cortocircuito. La mancata decisione in sede europea di una comune e chiara indicazione sull’età di uso preferenziale del preparato anglo-svedese, delegata invece ai singoli Stati membri, si riverbera anche sulle Regioni italiane, che avevano chiesto al ministro Speranza linee guida chiare per evitare il rischio di procedere in ordine sparso.


E nel tentativo di evitare che il caos sul piano vaccinale aumenti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha inviato ai ministeri e alle Regioni una circolare in cui si raccomanda un «uso preferenziale del vaccino AstraZeneca nelle persone di età superiore ai 60 anni», ribadendo però anche che il preparato «è approvato per la popolazione a partire dai 18 anni di età». Intanto, per il pomeriggio di oggi, 8 aprile, è previsto un vertice tra Governo e Regioni, per stabilire una tabella di marcia comune e delle linee guida che possano far procedere il piano vaccinale senza troppi intoppi.

L’impatto sulle Regioni

Il cambio di fascia anagrafica a cui destinare il vaccino AstraZeneca costringerà dunque le Regioni a rimodulare le priorità di chiamata per le somministrazioni, questa volta partendo dai sessantenni. Sempre che la popolazione risponda positivamente all’appello per farsi somministrare il vaccino di Oxford. Il caos sul preparato ha difatti creato sfiducia, e le disdette continuano a moltiplicarsi in ogni parte d’Italia. Emblematica, in tal senso, la situazione a Torino, dove gli annullamenti delle vaccinazioni con AstraZeneca hanno raggiunto anche picchi del 25% nella fascia tra i 70 e 79 anni. In altre regioni, invece, si sono riscontrate disdette di appuntamenti per la somministrazione del vaccino di Oxford con picchi anche del 40%, a causa dei messaggi contraddittori circolati.

Il problema sui richiami e le dosi di AstraZeneca agli under 60

Vi è poi la questione richiami, che dovrebbero prendere il via da inizio maggio e dovrebbero necessitare di circa 27,3 milioni di dosi. Il timore dei governatori è che il clima di paura e scetticismo verso AstraZeneca possa portare altre persone a tirarsi indietro dalla somministrazione della seconda dose (seppur raccomandata), tentando di optare per una seconda somministrazione con i preparati di Pfizer o Moderna. Inoltre, salvo ulteriori disguidi negli approvvigionamenti e nelle consegne, esclusa la fascia degli over 60, da giugno potrebbe iniziare a palesarsi il problema di chi vaccinare con le dosi restanti del preparato anglo-svedese. 

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