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Brexit, la storia di Eugenia: «Detenuta in aeroporto e rimpatriata nonostante il colloquio di lavoro»

Diversi cittadini europei, tra cui alcuni italiani, sono stati detenuti e rimpatriati, nonostante le regole consentano di partecipare a colloqui, seminari, conferenze anche se non si è residenti o già lavoratori in Uk

La Brexit inizia a ricadere sui cittadini europei che entrano nel Regno Unito per lavoro. Secondo quanto raccolto dal quotidiano The Guardian, infatti, ci sarebbero stati diversi casi di cittadini provenienti da Paesi Ue trattenuti nelle stanze degli aeroporti britannici o in centri di detenzione per migranti. Le persone interpellate dal giornale hanno raccontato di essere state «sottoposte all’esperienza umiliante e traumatica dell’espulsione». Le motivazioni ricostruite nell’articolo affrontano la questione della possibilità, di fatto negata, di esplorare anche senza visto il mercato del lavoro britannico per tutti i cittadini che decidono di cercare lavoro o avere colloqui per una posizione professionale nel Paese. In altri casi, tuttavia, alcuni intervistati hanno infranto le regole, come quella di impegnarsi in stage non retribuiti, categoria non protetta da alcuna norma.


I cittadini europei coinvolti in casi del genere sono circa una dozzina, secondo il Guardian. Sono per lo più donne e le espulsioni si sono concentrate in particolare nell’aeroporto londinese di Gatwick, come nel caso di due cittadine spagnole. Tra le persone coinvolte ci sono anche cittadini provenienti da Italia, Francia, Bulgaria e Grecia. «Almeno una dozzina di cittadini europei sono stati detenuti ed espulsi solo nell’aeroporto di Gatwick nell’arco di 48 ore, la scorsa settimana», hanno raccontato al quotidiano britannico due donne. «Alcuni sono stati mandati a due ore di macchina al centro di detenzione di Yarl’s Wood nel Bedfordshire, dove a causa di un caso di positività al Covid sono stati isolati nelle loro stanze».


La testimonianza di Eugenia

Tra le testimonianze raccolte c’è anche quella di Eugenia (nome di fantasia, ndr), una 24enne proveniente dal Nord della Spagna, che è atterrata a Gatwick con un volo partito da Bilbao. Come riferisce il quotidiano, la donna, aveva in programma di cercare un’offerta di lavoro, tornare a casa per richiedere un visto e poi tornare a vivere con il suo fidanzato spagnolo, un lavoratore del Servizio sanitario nazionale inglese, residente nel Regno Unito da quattro anni. «Avevo un biglietto di andata e ritorno e avevo compilato un modulo di viaggio online in cui spiegavo tutto», ha riferito la 24enne. Ma dopo l’atterraggio, a Eugenia è stato portato via il suo cellulare ed è stata rinchiusa in una stanza con altre sei persone in detenzione per 24 ore, dove ha dormito su un letto pieghevole, per poi essere rimpatriata in Spagna il giorno seguente, con un volo diretto a Barcellona.

La risposta del ministro dell’Interno britannico

Nel frattempo otto deputati britannici hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, esprimendo preoccupazione per l’approccio del ministero dell’Interno, ritenuto non idoneo, contrario e sproporzionato nelle misure rispetto allo «spirito» dell’accordo sulla Brexit. Il ministero dell’Interno inglese, mediante un portavoce, ha fatto sapere che le regole d’ingresso sono chiare e sarebbe bastato verificarle online. Per entrare nel territorio del Regno Unito «abbiamo bisogno di verificare che la persona effettivamente viva o lavori in Uk».

Tuttavia, secondo l’Home Office, i visitatori sprovvisti di attestazione di lavoro nel Regno Unito possono comunque «partecipare a riunioni, conferenze, seminari, interviste» e «fare colloqui al fine di firmare accordi e contratti». Diversi funzionari europei, in particolare spagnoli, si son detti preoccupati per le «condizioni e la durata della detenzione», precisando che solo un esiguo numero di cittadini risulta essere stato sottoposto a queste misure. Ma dal fronte europeo si ribadisce: «Chi viene bloccato deve avere la possibilità di contattare l’ambasciata del proprio Paese per ricevere informazioni adeguate anche per l’organizzazione del rimpatrio».

Foto in copertina: EPA/ANDREW COWIE

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