Delrio: «In Italia il 50% della corruzione europea. Bravo Draghi a stoppare Salvini che apriva un’autostrada all’illegalità»

Il creatore del codice degli appalti ed ex ministro delle Infrastrutture elogia il governo Draghi sulla gestione dei subappalti e spiega cosa non funziona nei bandi di gara nel nostro Paese

L’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che è anche il creatore del codice degli appalti, elogia il governo Draghi sulla gestione dei subappalti nel dl Recovery. «Bene Draghi perché se ascoltava Salvini avrebbe aperto un’autostrada all’illegalità. Ma non faccia l’errore di Conte, non sono i bandi di gara il problema bensì il tempo che si perde nei vari passaggi tra uffici che vanno dimezzati per portare l’Italia in Europa», ha spiegato in un’intervista a La Stampa. Intanto, «dal 2016 ad oggi i bandi delle opere pubbliche sono cresciuti del 143%».


Secondo Delrio (che si è detto contrario al continuo ricorso ai commissari straordinari), il subappalto – l’accordo nel governo prevede che salga al 50% fino a ottobre – non sarebbe il vero problema del nostro Paese. Le questioni sarebbero altre: a partire dalla «corruzione», dalla «mancanza di trasparenza» e al fatto che siamo il Paese europeo con più tangenti, come dice l’ufficio europeo per la lotta anti-frode. «La metà dei 120 miliardi di euro dell’economia delle tangenti europee è italiana, quindi siamo i primi in corruzione e nel contenzioso legato agli appalti», ha dichiarato.


A questo si aggiunga la pratica «del massimo ribasso che significa illegalità, promuovere le peggiori ditte e minore sicurezza del lavoro». «In questi mesi, con la ripresa edilizia, sono morte molte più persone», ha tuonato. Se vogliamo «promuovere ditte sane, bisogna che il subappalto venga regolato» ma non abolito di colpo: «Abbiamo ditte fantasma che costruiscono palazzi con due dipendenti, stazioni di corruzione», ha concluso.

Foto in copertina: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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