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I subappalti, la governance del Pnrr e le semplificazioni. Tutto quello che bisogna sapere sul decreto Recovery approvato dal governo

Da qui al 2026 l’Italia dovrà gestire 235,12 miliardi di euro. Ecco come si sta organizzando l’esecutivo guidato da Mario Draghi

68 articoli. È così che è arrivata la bozza del decreto Recovery al Consiglio dei ministri di questa sera. Una bozza a cui poi il governo ha dato il via libera. Nel testo sono presenti tutte le norme sulla governance del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) da 235,12 miliardi di euro che dovrebbe traghettare l’Italia fuori dalla crisi economica innescata dalla pandemia da Coronavirus. Uno dei nodi più importanti che il governo guidato da Mario Draghi dovrà valutare in questo passaggio è la struttura che si occuperà di gestire il più imponente pacchetto di aiuti stoccato per l’economia italiana dal piano Marshall. Secondo la bozza che già circolava su questo decreto legge, una delle prime mosse decise dal governo sarà quella di assumere 350 tecnici con un profilo giuridico, informatico, statistico-matematico o ingegneristico gestionale che dovranno occuparsi di attuare tutte le misure previste dal Pnrr. Si parlava di un concorso entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento e un contratto a tempo deteriminato che poteva superare i 36 mesi ma non andare oltre il 31 dicembre del 2026.


La Cabina di regia

Esattamente come per la gestione della pandemia da Coronavirus, verrà istituita una Cabina di regia che sarà guidata da Mario Draghi e dai ministri che di volta in volta saranno giudicati competenti per definire tutte le misure. Alla Cabina di regia potranno partecipare i governatori delle regioni e i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano. Oltre a loro, potranno essere invitati anche rappresentanti di organismi associativi e referenti del partenariato economico e sociale.


La Segreteria tecnica

La Segreteria tecnica affiancherà per tutte le decisioni la Cabina di regia. Verrà istituita dal governo e rimarrà attiva fino al completamento del Pnrr. In breve, vuol dire che questa Segreteria tecnica durerà più del governo Draghi. La chiusura del Pnrr infatti è fissata al 31 dicembre del 2026. Oltre a questo, la Segreteria tecnica si occuperà anche di assistere la Cabina di regia quando riferirà in Parlamento. Viene anche istituita una unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione che si occuperà proprio di studiare il modo migliore per attuare dal punto di vista burocratico tutte le indicazioni del Pnrr.

Il tavolo permanente

L’ultima struttura che verrà creata per la gestione dei fondi del Pnrr sarà un tavolo permanente composto dai rappresentanti delle parti sociali, dal governo, dalle Regioni, dagli enti locali, dalle categorie produttive e sociali, dal sistema delle università e dalla società civile. La funzione di questo tavolo sarà soprattutto di tipo consuntivo.

Il ruolo del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef)

Il Mef reciterà una parte fondamentale nei prossimi anni. Il ministero attualmente guidato da Daniele Franco, ex direttore generale della Banca d’Italia, dovrà istituire il Servizio centrale per il Pnrr che si occuperà del monitoraggio delle spese. Sarà questo servizio a tenere conto anche della rendicontazione di tutto il piano. Gli interventi del Pnrr verranno realizzati invece dalle amministrazioni centrali, dalle Regioni, dalle Province autonome e dagli enti locali.

Il nodo dei subappalti

Uno dei punti cruciali per il Pnrr è quello dei subappalti. Il rischio infatti è quello che i fondi stabiliti da questo piano si diramino in una serie di appalti poco tracciabili. Fino al 31 ottobre del 2021 la quota di subappalto è stata fissata al 50%, attualmente il limite è del 30%. Sono però stabilite delle norme che garantiscono delle tutele per i lavoratori. Dal 1° novembre 2021, il limite al subappalto viene rimosso. Le stazioni appaltanti, gli enti che materialmente indiranno gli appalti, dovranno però indicare nei documenti di gara le parti del progetto di cui si dovrà occupare solo chi vincerà l’appalto.

Il punto sui subappalti è stato accolto anche da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil: «Dopo aver respinto l’introduzione del criterio del massimo ribasso, anche in tema di subappalto il confronto con le organizzazioni sindacali ha prodotto un positivo risultato. Sono state riconosciute anche ai lavoratori del subappalto uguali condizioni normative e salariali dei lavoratori delle imprese aggiudicatrici e a stesso lavoro stesso contratto». Sulla stessa linea anche il ministro del lavoro Andrea Orlando: «Sulla questione del subappalto non solo abbiamo difeso un diritto ma ora ci sono strumenti migliori».

Le semplificaizoni

Altro tema parecchio discusso negli ultimi giorni è quello delle semplificazioni normative. Tra i punti principali introdotti per questo Recovery Plan c’è quello della riduzione del 50% dei tempi per la valutazione dell’impatto ambientale dei progetti legati al Pnrr. Per quanto riguarda invece la tutela dei beni culturali e paesaggistici viene istituita al ministero della Cultura una soprintendenza speciale.

La gestione dell’occupazione giovanile

Tutte le aziende che partecipano alle gare indette per il Pnrr dovranno assumere una quota non più bassa del 30% di giovani under 36 e donne. Oltre a questo si legge nel testo del Pnrr che verranno promosse anche ulteriori misure per premiare l’occupazione giovanile e femminile. La ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti ha commentato: «Con il decreto Recovery segniamo un altro passo di svolta sulle pari opportunità nella vita del Paese: da oggi donne e giovani diventano protagonisti, a cominciare dalle norme che disciplinano i contratti pubblici».

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