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Al concorso pubblico per il Sud hanno partecipato solo 2 persone su 3. Brunetta: «Chiuderemo tutto entro 100 giorni»

Si è trattato di «un numero basso ma non troppo disallineato per concorsi simili», ha detto il ministro della Pubblica amministrazione. Le assunzioni dovrebbero scattare entro luglio

Non ha pace il concorso per il Sud. Alla prova si sono presentati solo il 65% dei candidati, con picchi del 50% in Lazio e Puglia. Cifre che hanno costretto il dipartimento della Funzione Pubblica a correre ai ripari: da 8 mila candidati ammessi alle prove si è arrivati addirittura a 78 mila, aprendo le porte a 70 mila esclusi. A chiarire meglio la situazione è stato oggi, 17 giungo, il ministro Renato Brunetta: rispondendo al question time, ha parlato di «un numero basso ma non troppo disallineato per concorsi simili». Brunetta ha assicurato che «tutto si chiuderà in 100 giorni e non in quattro anni, come in passato». Le assunzioni dovrebbero scattare entro luglio ma, visto il numero di persone da valutare (passate di fatto da 8 mila a 78 mila), si rischia qualche rallentamento.


Cosa prevede il Concorso per il Sud

Il ministro della Pubblica amministrazione non ha fatto un passo indietro: il concorso è rimasto com’era stato pensato inizialmente. L’unica cosa che cambia ora è l’ampliamento della platea: come ha spiegato lo stesso Brunetta, «le regole stabilite per la scelta dei candidati migliori non sono affatto cambiate. Resta ferma – ha sottolineato – la valutazione dei titoli che concorrerà a formare il punteggio finale, unitamente al risultato della prova scritta. L’unica differenza è che aumenta il numero di candidati ammessi alla prova scritta». Gli 8 mila ammessi alla prova non bastavano a ricoprire i 2.800 tecnici ricercati dal bando. Si tratta di contratti di tre anni, strettamente legati alla gestione dei fondi di Coesione nel Mezzogiorno. Si cercano profili tecnici, altamente specializzati che non abbiano bisogno di formazione e che entro luglio siano pronti a spendersi per la pubblica amministrazione. Da qui l’idea – assai contestata – di valutare, almeno nella prima fase, titoli ed esperienze (con i giovani neolaureati sul piede di guerra).


Perché il Concorso per il Sud non ha avuto successo

L’ipotesi più accreditata è che al Concorso per il Sud si siano presentati in pochi perché non c’erano (e non ci sono) in ballo contratti a tempo indeterminato. Insomma, è finito il tempo del “posto fisso” alla Checco Zalone. A questo si aggiunga che i giovani professionisti, altamente specializzati, difficilmente lascerebbero la propria occupazione, anche ben retribuita, per un’esperienza di soli 3 anni nella pubblica amministrazione. Senza considerare poi il poco appeal del settore pubblico per i più giovani. Ed è lo stesso Brunetta ad ammetterlo invitando a «riflettere sulla scarsa appetibilità della Pubblica Amministrazione» per i profili di professionisti medio alti.

Foto in copertina: ANSA/ETTORE FERRARI

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