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La passerella degli Azzurri in bus a Roma non era autorizzata: «Hanno deciso Chiellini e Bonucci»

Il prefetto di Roma Piantedosi accusa la Figc di non aver rispettato i patti con il ministero dell’Interno dopo le pressioni dei giocatori

La passerella con pullman scoperto della Nazionale per le strade di Roma per festeggiare la vittoria a Euro 2020 non era autorizzata. La Figc ha chiesto un’autorizzazione che è stata negata dal ministero dell’Interno. Poi ha proposto di montare una pedana in Piazza del Popolo dove far salire i giocatori e lasciar festeggiare i tifosi. Ma la soluzione è stata ignorata. Perché, come ha spiegato il presidente della federazione Gravina al prefetto di Roma Matteo Piantedosi, sono stati i giocatori a voler sfilare con il bus scoperto. E i due che hanno spinto per violare i patti con il Viminale sono stati Giorgio Chiellini e Leonardo Bonucci.


La trattativa Stato-Bonucci

Piantedosi parla oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. E racconta una verità che dovrebbe imbarazzare i Campioni d’Europa (ma forse più il Viminale). «La Figc chiedeva di consentire agli atleti della Nazionale di fare un giro per Roma su un autobus scoperto, ma è stato spiegato chiaramente che non era possibile e che non potevamo autorizzarli. Lunedì mattina la federazione ha riproposto diverse soluzioni, ultima delle quali quella di utilizzare una pedana da montare in piazza del Popolo, in pieno centro a Roma, dove far salire i giocatori per festeggiare con i tifosi», racconta Piantedosi. Che poi accusa Gravina & Co.: «Abbiamo pensato che avrebbero fatto fermare i giocatori davanti a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Ci avevano assicurato che il trasferimento sarebbe avvenuto con un autobus coperto.


Invece poco dopo l’uscita dal Quirinale si è aggregato un autobus scoperto con la livrea e le scritte dedicate ai campioni d’Europa». Secondo il prefetto di Roma a quel punto fermare tutto avrebbe creato problemi di ordine pubblico: «Mi risulta che Chiellini e Bonucci hanno rappresentato con determinazione il loro intendimento al personale in servizio d’ordine; a quel punto non si è potuto far altro che prendere atto della situazione e gestirla nel miglior modo possibile». E l’ultima frase di Piantedosi è particolarmente significativa: «Mi auguro che l’Italia l’anno prossimo vinca i Mondiali per avere gli stessi festeggiamenti: tratteremo direttamente con i calciatori».

La passerella degli Azzurri in bus a Roma non era autorizzata

Oggi Il Fatto Quotidiano, che ieri aveva anticipato la mancata autorizzazione del ministero dell’Interno (e di quello della Sanità) per la passerella degli Azzurri in bus a Roma, ricostruisce com’è andata quella che definisce ironicamente come la Trattativa Stato-Bonucci. Il pullman scoperto è stato affittato dalla federazione nonostante il no del Viminale fin dal mattino. Era parcheggiato nelle vicinanze di Palazzo Chigi, dove attendeva gli azzurri dopo l’incontro con Draghi. E Bonucci all’uscita dal Quirinale ha discusso con alcuni responsabili della sicurezza che ribadivano il “no” al pullman scoperto: «Se è così non fateci andare neanche da Draghi e riportateci in albergo».

I giocatori sono arrivati con il pullman coperto fino a Palazzo Chigi impiegando 45 minuti e passando da via IV Novembre e da via del Corso. E lì la trattativa Stato-Bonucci si è conclusa, come annunciato dallo stesso giocatore ai giornalisti: «Abbiamo vinto la trattativa, poi saliremo sul pullman scoperto, lo dovevamo ai tifosi». Il tutto senza che nessuno abbia dato un’autorizzazione: né Piantedosi, né la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, né il capo della Polizia Lamberto Giannini: «Abbiamo soltanto preso atto». Eppure le idee alternative per una festa in sicurezza c’erano: l’apertura dello Stadio Olimpico, l’utilizzo della fan zone di Piazza del Popolo. Magari con accessi a numero limitato e prenotazioni. O addirittura a porte chiuse. La struttura commissariale aveva anche stoppato lo smontaggio in previsione della festa. Ma poi è sceso in campo Bonucci. E per i ministri non c’è stato nulla da fare. Popopoppopoppooopooo.

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