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Perché il monoclonale Tocilizumab non può sostituire i vaccini nel prevenire le forme gravi di Covid

L’Oms riconosce il monoclonale un valido supporto contro le forme gravi di Covid-19 ma il modo migliore per prevenirle è vaccinarsi

L’Oms ha aggiornato le sue linee guida per il trattamento dei pazienti positivi al nuovo Coronavirus, con forme gravi di Covid-19. Da una meta-analisi pubblicata su JAMA di 27 studi, comprendenti 10 mila pazienti, sono emersi gli due anticorpi monoclonali: il Tocilizumab e lo Sarilumab. Questi hanno la capacità di bloccare il recettore dell’interleuchina-6 (IL-6). L’Ente mondiale precisa che questo genere di farmaci sono salva vita «specialmente se somministrati insieme a corticosteroidi», come il desametasone, utilizzato solitamente assieme a Tocilizumab per l’artrite reumatoide. I due monoclonali sono stati sperimentati anche all’Istituto Tumori Pascale di Napoli, dai ricercatori coordinati dal professor Ascierto.


Perché è importante inibire i recettori per IL-6?

Si tratta di una citochina che si è rivelata importante nello scatenare la famigerata tempesta di citochine, che abbiamo appreso determinare le forme gravi di Covid-19, comportando quei seri danni alle vie respiratorie che portano i pazienti in terapia intensiva, rischiando la morte. Tocilizumab si lega a quel recettore (IL-R6), impedendo alla citochina di scatenare l’azione pre-infiammatoria.  


«Nei pazienti gravi o in condizioni critiche, la somministrazione di questi farmaci riduce le probabilità di morte del 13%, rispetto alle cure standard – continua il comunicato dell’OMS – Ciò significa che ci saranno 15 morti in meno ogni mille pazienti e ben 28 morti in meno ogni mille pazienti critici. Le probabilità di ventilazione meccanica tra i pazienti gravi e critici sono ridotte del 28%, rispetto alle cure standard. Ciò si traduce in 23 pazienti in meno su mille che necessitano di ventilazione meccanica».

Non è la cura universale contro la Covid-19

Non si tratta – come qualcuno ha malamente interpretato – della cura contro la Covid-19, da somministrare magari ai primi sintomi. I pazienti in vigile attesa non potranno prevenire eventuali decorsi gravi in questo modo. Tocilizumab non sostituisce i vaccini, caso mai potrebbe ridurre in certa misura i danni delle scarse coperture vaccinali nei Paesi che arrancano. Il problema è serio: nei Paesi che non possono permettersi ampie campagne vaccinali i cittadini non potranno nemmeno accedere facilmente ai monoclonali come Tocilizumab. Mentre da noi è sufficiente vaccinarsi per prevenire sul nascere le forme gravi di Covid-19. Questo lo si capisce abbastanza bene dalle parole del Presidente dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus:

«Questi farmaci offrono speranza ai pazienti e alle famiglie che stanno soffrendo per l’impatto devastante della Covid-19 grave e critica. Ma i bloccanti del recettore dell’IL-6 rimangono sempre più inaccessibili per la maggior parte del mondo. […] L’iniqua distribuzione dei vaccini significa che le persone nei paesi a basso e medio reddito sono più suscettibili alle forme gravi di COVID-19. Quindi, il maggior bisogno di questi farmaci è nei paesi che attualmente hanno il minor accesso. Dobbiamo urgentemente cambiare questo».

Le affermazioni di Ascierto del Pascale di Napoli

Il professor Ascierto ha condotto le sperimentazioni del Tocilizumab all’Istituto Tumori Pascale di Napoli. Proprio lui aveva parlato recentemente di «soluzioni terapeutiche di supporto». Quando a giugno il monoclonale aveva ottenuto l’approvazione della Fda, affermava in un post su Facebook, che «i vaccini hanno notevolmente ridotto i ricoveri e migliorato le diagnosi di chi contrae il virus ma la nostra speranza resta quella di trovare una cura adeguata per chi purtroppo necessita ancora il ricovero». Nello stesso mese Tocilizumab aveva ottenuto il via libera anche da parte dell’AIFA. Più recentemente a seguito dell’approvazione dell’Oms, il Professore pubblica in un altro post, dove spiega che il farmaco riguarda una tipologia di pazienti, i quali hanno «una reazione eccessiva che genera citochine, l’interleuchina 6 ad esempio, e lo studio clinico coordinato dall’Oms ha testato l’azione di farmaci che inibiscono l’azione dell’interleuchina 6, come il Tocilizumab combinato con altre terapie».

Foto di copertina: ANSA/FILIPPO VENEZIA | I ricercatori dell’Università di Brescia hanno pubblicano i dati sui primi 100 pazienti con Covid-19 trattati con il farmaco antiartrite Tocilizumab presso gli Spedali Civili di Brescia: nel 77% dei pazienti trattati, affermano, le condizioni respiratorie sono migliorate o stabilizzate. Si tratta della serie ad ora più ampia al mondo di pazienti trattati con Tocilizumab, che fa seguito ai risultati incoraggianti ottenuti in 20 pazienti in Cina e nei primi due pazienti italiani trattati all’Ospedale Cotugno di Napoli.

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