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Jacobs e le «scarpe con il trucco»: perché quello di Bolt non è un attacco allo sprinter italiano

Circolano sul web le critiche del velocista giamaicano alle scarpe di nuova generazione, utilizzate dal neo campione olimpico ma non solo, dopo l’approvazione da parte del Cio proprio per Tokyo 2020

Giorno nuovo, polemica nuova. Dopo le insinuazioni del Washington Post, che ha gettato ombre sulla vittoria di Marcell Jacobs nei 100 metri all’Olimpiade di Tokyo ricordando i numerosi casi di doping e facendo indignare i vertici dello sport italiano, oggi su diversi mezzi di informazione nostrani tiene banco il presunto attacco di Usain Bolt allo sprinter nato in Texas e cresciuto a Desenzano del Garda. Al centro della polemica ci sarebbero le scarpe di nuova generazione utilizzate da Jacobs, caratterizzate da una sorta di effetto molla che rende più efficace la spinta e la coordinazione del movimento dell’atleta.


Cosa ha detto Bolt

Ma c’è un ma. Le parole di Bolt sono datate 20 luglio, quando l’Olimpiade di Tokyo non era ancora iniziata, e soprattutto non sono un attacco rivolto a Jacobs. Le scarpe al centro della polemica sono utilizzate da tutti gli atleti di alto livello che vestono Nike, non solo dallo sprinter italiano, che a Tokyo ha vinto con un tempo (9.80) più basso di quello registrato da Bolt a Rio (9.81). Si tratta di una tecnologia aperta a tutti, approvata dal Cio, non appannaggio del solo Jacobs. «Quando me ne hanno parlato, non potevo credere che fossimo arrivati a questo, capite cosa intendo? Che stiamo davvero arrivando ad un livello in cui ora sta dando agli atleti un vantaggio per correre ancora più veloce», sono state le parole di Bolt, riportate il 20 luglio dal Guardian.


La replica di Bromell

«È strano e ingiusto per molti atleti – ha continuato lo sprinter giamaicano tre volte campione olimpico – perché so che in passato [le aziende di scarpe] ci hanno provato e l’organo di governo ha detto no, quindi sapere che ora lo stanno facendo davvero, è ridicolo». Le parole di Bolt sono una critica rivolta alle nuove tecnologie utilizzate nell’atletica, non un attacco a Jacobs né tantomeno un’insinuazione di un indebito vantaggio ottenuto dal velocista italiano nei confronti degli sfidanti in gara. Tanto che, nei giorni scorsi, anche altri sprinter avevano commentato le parole di Bolt: «Non credo che ci siano molti dati per dimostrare che i miglioramenti siano così palesi», aveva detto lo statunitense Trayvon Bromell, grande favorito della vigilia poi uscito a sorpresa in semifinale.

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