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Marcell Jacobs, il Washington Post solleva dubbi sul doping: «Prima di Tokyo non lo conosceva nessuno»

Il velocista è al centro di una polemica aperta dal giornale statunitense. Nessuna accusa esplicita, ma nell’articolo ci sono diverse insinuazioni

«Jacobs deserves the benefit of the doubt, but his sport does not». Adam Kilgore è un reporter del Washington Post. Si occupa di sport, dall’inizio della sua carriera. Nel 2007 ha fatto parte anche del team che ha vinto il Premio Pulitzer per aver seguito il massacro del Virginia Polytechnic Institute. Poche ore dopo la vittoria di Marcell Jacobs nella gara dei 100 metri, Kilgore ha firmato un articolo che sta rimbalzando anche sulla stampa italiana. È un ritratto di Jacobs, che punta soprattutto su un dato: prima della gara di Tokyo, a livello internazionale, quasi nessuno sapeva chi fosse.


Only the most ardent track and field followers would have even heard of Jacobs. Bookmakers made him somewhere between an 8-1 and 10-1 long shot. American Fred Kerley, who won silver in a personal-best 9.84 seconds, said of the man who followed Bolt as the champion, “I really didn’t know nothing about him.


Solo i più ardenti seguaci dell’atletica leggera avevano sentito parlare di Jacobs. I bookmaker lo davano tra 8-1 e 10-1. L’americano Fred Kerley, che ha vinto l’argento con un record personale di 9,84 secondi, ha detto del successore di Bolt: «Non sapevo davvero nulla di lui».

Jacobs ha una storia recente nel mondo dell’atletica. Nel 2017 partecipava agli Europei Indoor di salto in lungo. Che per altro chiudeva con un 11° posto. I suoi primi passi nella corsa sono arrivati nel 2018, con le prime gare sui 100 metri. Tutte sopra i dieci secondi. Il salto di qualità è arrivato nell’ultimo anno. Il 13 maggio 2021 abbatte per la prima volta il muro dei 100 metri in 10 secondi: 9,95 e nuovo record italiano. E poi, gara dopo gara, continua a migliorarsi, fino ad arrivare a quel 9,80 secondi che gli ha permesso di strappare l’oro alle Olimpiadi.

Una carriera più veloce delle sue corse

La tesi di Kilgore è che ci sia qualcosa di poco chiaro nell’ascesa di Jacobs. L’accusa non è diretta, visto che il corridore non è mai stato coinvolto in un caso di doping, ma è sottesa in diversi passaggi del ritratto. Passaggi che certo, non accusano direttamente, ma gettano ombre sempre difficile da scrollarsi di dosso.

It is not Jacobs’s fault that the history of track and field casts suspicion on sudden and immense improvement. The annals of the sport are littered with pop-up champions later revealed to be drug cheats. It would be unfair to accuse Jacobs. It would be incomplete not to acknowledge the context of his accomplishment

Non è colpa di Jacobs se la storia dell’atletica leggera fa sospettare un miglioramento improvviso e immenso. Gli annali di questo sport sono disseminati di campioni pop-up che in seguito si sono rivelati essere imbroglioni di droga. Sarebbe ingiusto accusare Jacobs. Sarebbe incompleto non riconoscere il contesto della sua realizzazione. Jacobs merita il beneficio del dubbio, ma il suo sport no.

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