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Si moltiplicano gli appelli degli esperti per l’obbligo vaccinale. Sileri: «A metà settembre la decisione»

Il sottosegretario alla Salute: «Se entro il 15 settembre l’80% della popolazione non avrà ricevuto almeno una dose, dovremo agire di conseguenza»

Con i contagi giornalieri da Coronavirus che viaggiano ben oltre la soglia dei 5 mila ormai da inizio agosto e il numero di persone attualmente infette che si avvicina a quota 150 mila, aumenta la preoccupazione per la tenuta delle strutture ospedaliere. Nonostante la campagna vaccinale sia proseguita anche nel mese estivo per eccellenza, il Sars-CoV-2 continua a diffondersi, portando al ricovero specialmente le persone che hanno rifiutato le dosi. «Ormai non ci sono più scuse, è dimostrato che i vaccini funzionano. Non prevedere l’obbligo vuol dire difendere la libertà di infettare anziché il diritto di curarsi», dice Guido Rasi soffermandosi sul rischio che una possibile quarta ondata di autunno possa sovraccaricare di pazienti Covid le strutture ospedaliere e comportare, ad esempio, il rinvio di diagnosi e trattamenti per tumori, oppure l’allungamento delle liste di attesa per gli interventi chirurgici.


«Non vaccinarsi vuol dire rimettere sotto pressione gli ospedali e impegnare risorse che dovrebbero essere usate per curare anche gli altri malati. Questo non è più etico, né tollerabile», aggiunge il microbiologo dell’università di Roma Tor Vergata. «Un vaccino costa 20 euro, un ricovero 50 mila euro a settimana. I mezzi del sistema sanitario non sono infiniti e vanno dedicati ai malati che più ne hanno bisogno». Anche l’immunologa dell’università di Padova, Antonella Viola, che già aveva lanciato un appello al governo, ritiene che sia giunto il momento di rompere gli indugi sulla questione dell’obbligo vaccinale, poiché «fra Green pass, obbligo di vaccino per andare a scuola o a mensa oggi, per entrare in fabbrica o prendere il tram domani, rischiamo di impegnare il Paese in una miriade di discussioni frammentarie. Tanto vale abbandonare ogni ipocrisia e prendere la decisione una volta per tutte».


Francesco Menichetti, primario di malattie infettive all’ospedale universitario di Pisa, sostiene che «la scelta di vaccinarsi ormai non riguarda più solo l’ambito individuale. Qui siamo di fronte a un problema di sanità pubblica. Ci sono interessi della collettività da salvaguardare», dice. Gli esperti sembrano ormai aver raggiunto la certezza che, senza obbligo vaccinale, l’immunità di gregge non sarà mai raggiunta. «La legge prevede obblighi per il ricovero di un paziente con la tubercolosi che non si vuole isolare, per impedire che una persona ubriaca guidi l’auto o che un fumatore accenda una sigaretta in un ristorante. Affrontare la questione anche per i vaccini contro il Covid non deve essere un tabù», rimarca Giovanni Di Perri, professore di infettivologia all’università di Torino.

Sileri: «Proteggere chi ha più di 40 anni»

«Chi non è immunizzato oggi – conclude Menichetti – è perché lo ha scelto. Ma poi alcune di queste persone arrivano in ospedale. Lì non ti ricordi più delle cose che hai letto sui social. Le amenità sulle iniezioni che sono sperimentali o ti controllano col chip, o sull’Rna che si integra nel tuo Dna, si sciolgono come neve al sole. Tutto quel che desideri, giustamente, è tornare a respirare». E mentre cresce il pressing anche da Aifa e Cts, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri fissa una data e una soglia oltre le quali potrebbe scattare l’obbligo vaccinale. «Questa è l’ultima chiamata alle vaccinazioni. Se entro il 15 settembre non avremo superato la soglia dell’80% di popolazione che ha avviato il percorso di immunizzazione, dovremo valutare la possibilità di una forma di obbligo». Tale misura non dovrebbe applicarsi indiscriminatamente a tutti i cittadini, ma «si potrebbero andare a toccare solo le fasce d’età che rischiano di più. Qualcuno ha parlato di over 50, ma io andrei a proteggere chi ha più di 40 anni», chiosa, nell’intervista a La Stampa, Sileri.

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