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Ha fornito elenchi coi nomi dei non vaccinati: il Garante per la privacy apre un’istruttoria sul Commissario di Messina

Per ragioni di tutela, il decalogo sul corretto trattamento dei dati vieta di raccogliere nomi e motivi della mancata vaccinazione. Va invece comunicato il solo numero dei vaccinati giornalieri

Il Garante per la privacy ha aperto un’istruttoria nei confronti del Commissario incaricato per l’emergenza da Covid di Messina, il quale avrebbe consegnato ad alcuni sindaci degli elenchi con i nominativi di tutti i cittadini che non si sono ancora sottoposti a vaccinazione. «L’Autorità intende accertare il rispetto delle indicazioni sul corretto trattamento dei dati nell’ambito delle azioni promozionali per la vaccinazione anti Covid-19, inviato a fine luglio a Regioni e Province autonome». L’obiettivo della richiesta, indirizzata anche all’Azienda sanitaria provinciale di Messina, è verificare se vi sia stata effettivamente la comunicazione dei nominativi ai sindaci in contrasto con quanto previsto dall’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana che prevede la comunicazione del solo numero dei vaccinati giornalieri.


Informazione e tutela dei dati

Secondo il decalogo sul corretto trattamento dei dati nell’ambito delle azioni promozionali per la vaccinazione anti Covid, per monitorare l’andamento della campagna, Regioni e Province autonome devono individuare soluzioni che vedano coinvolti solo soggetti del Servizio sanitario nazionale che hanno in cura la persona, anziché enti territoriali (es. Comuni). Questo significa coinvolgere i medici di famiglia cui è nota la situazione sanitaria degli assistiti, anche riguardo ad aspetti che sconsigliano la vaccinazione in assoluto o temporaneamente. Per tenere traccia delle attività vaccinali, Regioni e Province autonome, devono, inoltre, avvalersi dei Sistemi informativi regionali – cui sono collegati i medici di medicina generale per l’accesso all’anagrafe nazionale vaccini – senza creare nuove banche dati o duplicare quelle già esistenti. Per tutelare i pazienti è vietato raccogliere il motivo della mancata vaccinazione degli assistiti, rispettando il principio di non discriminazione, in base al quale deve essere garantito che «non ci sia nessuna conseguenza negativa nei confronti di coloro che eventualmente non rispondano alla campagna di sensibilizzazione».


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