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La Cassazione sul crocefisso in classe: «Non è discriminatorio, ma la scelta va condivisa»

Secondo quanto stabilito dalla Suprema corte spetta alla comunità scolastica interessata la valutazione e la decisione autonoma di esporre il simbolo religioso

L’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche, «al quale si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione». È quanto sancito dalle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione nella sentenza 24414 depositata oggi, 9 settembre. «L’aula può accogliere la presenza del crocifisso quando la comunità scolastica interessata decida in autonomia di esporlo eventualmente accompagnandolo con i simboli di altre confessioni presenti nella classe – si legge ancora – e in ogni caso ricercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi». L’affissione obbligatoria del crocefisso nelle aule scolastiche è invece incostituzionale. Difatti, spiega la Cassazione, «in base alla Costituzione repubblicana ispirata al principio di laicità dello Stato e alla salvaguardia della libertà religiosa positiva e negativa – si legge nella sentenza – non è consentita, nelle aule delle scuole pubbliche, l’affissione obbligatoria, per determinazione dei pubblici poteri, del simbolo religioso del crocifisso». 


Il ricordo del prof umbro

La pronuncia della Cassazione arriva dopo la presa in esame del ricorso presentato da un insegnante di un istituto professionale umbro che era stato sospeso per 30 giorni dall’insegnamento perché, appellandosi alla «libertà di insegnamento e di coscienza in materia religiosa», aveva «sistematicamente rimosso il simbolo prima di iniziare la lezione, ricollocandolo al suo posto solo al termine della stessa». La scelta di rimuovere il simbolo religioso, però, non era in linea con la posizione assunta dalla maggioranza dall’assemblea degli studenti della di classe. Nella sentenza, la Suprema corte ha anche annullato il provvedimento disciplinare contro il docente ma, al contempo, ha respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’insegnante perché, come specificato dalla Cassazione, «non si è ritenuto che sia stata condizionata la sua libertà di espressione e di insegnamento». 


Foto in copertina: ANSA

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